May 29, 2014 / 5:18 PM / 3 years ago

Ilva, Renzi chiede cambio di passo in pochi giorni

7 IN. DI LETTURA

* Ministro Guidi incontra Riva e ArcelorMittal, quotata in Olanda

* Delrio vede commissario Bondi, che rischia di non essere confermato

* Secondo Federacciai il pallino è ora nelle mani del governo

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 29 maggio (Reuters) - Il premier Matteo Renzi ha annunciato oggi un "cambio di passo" sulla questione dell'Ilva, l'azienda siderurgica commissariata dal governo un anno fa, per garantire la bonifica ambientale della più grande acciaieria d'Europa, quella di Taranto.

Mentre Renzi parlava di Ilva alla direzione del Pd, il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi incontrava a poche centinaia di metri di distanza la famiglia Riva, che dell'azienda è proprietaria. Prima, invece, la Guidi aveva visto i rappresentanti di ArcelorMittal, gigante mondiale dell'acciaio che già nei mesi scorsi ha manifestato interesse, per quanto generico, per la partita Ilva.

E a Palazzo Chigi, nel pomeriggio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha incontrato Enrico Bondi, commissario dell'Ilva, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte governativa.

"Così non si va avanti", ha detto Renzi in un passaggio del suo discorso dedicato al rilancio dell'industria italiana, annunciando un "cambio di passo sulla questione Ilva nel giro di qualche giorno".

La Carta Arcelormittal

Sul tavolo del governo c'è la necessità di garantire non solo un finanziamento-ponte da un miliardo di euro per l'azienda - dice una fonte vicina a Bondi - ma anche la ricerca di imprenditori disposti a entrare nel capitale di un'industria che conta circa 12.000 dipendenti, senza contare l'indotto.

Secondo una fonte vicina a uno dei ministri con competenze nella vicenda, il governo vuole che ArcelorMittal entri nel capitale di Ilva.

"Renzi ha detto qualcosa che condividiamo completamente", ha detto a Reuters Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che era presenta oggi all'incontro tra Riva e il ministro Guidi.

"Il governo ritiene che un attore importante sulla scena europea e mondiale come ArcelorMittal non possa restare estraneo al discorso sulla prospettiva della siderurgia italiana. Il fatto che ArcelorMittal sia venuto a Roma per ascoltare il governo, dimostra che quest'idea non è infondata", ha aggiunto.

"Il problema vero, però, è che abbiamo di fronte la mancanza completa di informazioni sulla vera situazione dell'Ilva. Serve una base di dati fedele. Invece non sappiamo niente, non sappiamo quanti soldi ci siano in cassa per far sopravvivere l'azienda, e per quanto tempo", ha aggiunto Gozzi, secondo cui "il pallino è nelle mani del governo".

Un portavoce di ArcelorMittal non ha voluto fare commenti sull'incontro con il ministro Guidi, né su eventuali contatti in corso. Ma ieri una fonte aziendale ha detto che nelle ultime due settimane, riguardo a Ilva, "sono accadute un sacco di cose".

Bondi in Bilico

Il commissario Bondi ha presentato nelle scorse settimane al governo il proprio piano industriale, che però non piace né ai Riva né alla Federacciai, l'associazione dei produttori siderurgici legata a Confindustria. Il piano, secondo una fonte dell'autorità commissariale, costerebbe complessivamente 4,1 miliardi di euro e prevede un aumento di capitale da 1,8 miliardi.

Il governo, che ha già dato l'ok al piano ambientale, ora deve esprimersi su quello industriale entro metà giugno. Ma il 4 giugno nel frattempo Bondi, che è stato amministratore delegato di Ilva prima di essere nominato commissario dal governo Letta, scade dal suo incarico.

Secondo la fonte vicina a uno dei ministri, il governo starebbe considerando l'idea di non rinnovare l'incarico di Bondi.

L'ex salvatore di Parmalat rivendica di aver assolto già alla maggioranza delle prescrizioni contenute nell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, resa più stringente dopo che nell'estate 2012 la procura di Taranto ha sequestrato parte degli impianti in un'inchiesta per disastro ambientale. Ma i Riva e Federacciai lo accusano di aver portato l'azienda a un passivo da 60-80 milioni di euro al mese, e di puntare anche su una trasformazione "ecologica" - per passare alla produzione del cosiddetto pre-ridotto, o spugna di ferro, impiegando il gas naturale invece che il carbon fossile - che ritengono troppo costosa e senza futuro sul mercato.

Secondo fonti del settore siderurgico, una ristrutturazione "realistica" di Ilva potrebbe costare meno 2-3 miliardi di euro, rinunciando alla trasformazione produttiva.

La fonte vicina al commissario afferma però che quello della conversione al pre-ridotto è solo un esperimento, al momento, e che nel piano industriale è specificato che una decisione finale dovrà essere assunta solo entro la fine del 2015 (la gestione commissariale finisce nell'estate 2016), in base ai risultati. E dice che all'arrivo di Bondi l'azienda perdeva già parecchi milioni di euro al mese, anche per effetto della crisi economica e della contrazione della domanda.

Le Condizioni Di Riva E I Possibili Partner

Nei giorni scorsi, in un'intervista al Sole 24 Ore, Claudio Riva - che, dopo la morte del padre Emilio ora guida la famiglia insieme al cugino Cesare - ha detto di essere pronto a partecipare all'aumento di capitale, se ci sono altri partner disponibili, ma ha chiesto in sostanza al governo di bocciare il piano industriale e di poter aver voce in materia di governance aziendale.

Ci sono almeno due importanti aziende italiane interessate a Ilva: Marcegaglia - che è uno dei suoi principali clienti - e Arvedi, un concorrente. Ma entrambe vorrebbero far parte di una cordata con un partner più pesante, un "player" internazionale, e con garanzie da parte del governo, riferiscono a Reuters fonti a conoscenza del dossier. E qui entra in gioco ArcelorMittal, con cui Marcegaglia è già in contatto, riferisce una delle fonti.

Un eventuale coinvolgimento del gigante dell'acciaio nella vicenda Ilva non è però privo di rischi, per il governo. I concorrenti internazionali di ArcelorMittal monitoreranno con estrema attenzione la situazione, per evitare che l'intervento governativo possa celare aiuti di Stato di qualche tipo. E anche l'Antitrust Ue avrà probabilmente l'ultima parola sulla questione.

(Hanno collaborato da Londra Silvia Antonioli e Maytall Angel)

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