9 maggio 2014 / 09:19 / 3 anni fa

PUNTO 2-Italia, produzione industria gela attese a marzo

(Aggiunge Confindustria a paragrafo sei)

MILANO, 9 maggio (Reuters) - Come quella francese, tedesca e spagnola, nel mese di marzo anche la produzione industriale italiana disattende pesantemente il consensus dei mercati finanziari ma non sembra al momento gettare ombra sulla performance economica del primo trimestre.

Sia per l'Italia sia per i principali partner euro con l'eccezione della Francia - al momento apparente 'malato d'Europa' - le indicazioni di quelli che gli economisti chiamano 'hard data' non sembrano sempre coerenti con le indagini congiunturali su Pmi o fiducia.

A una settimana dalla prima stima sul Pil, i numeri Istat sulla produzione di marzo sono un'autentica doccia fredda.

Dopo la flessione di 0,4% vista a febbraio - rivista da -0,5% della lettura precedente - l'indice mensile mostra una caduta di 0,5%, da confrontare con la mediana delle attese raccolte da Reuters per un recupero di 0,3%.

A perimetro trimestrale il settore industriale si chiude così con un progresso di 0,3%, meno della metà dello 0,7% degli ultimi tre mesi del 2013, quando il Pil ha mostrato una timida espansione di 0,1% su base congiunturale.

Secondo il Centro studi di Confindustria, la produzione dovrebbe mostrare una crescita congiunturale dello 0,2% ad aprile.

"La produzione industriale mostra a marzo un quadro di generalizzato calo che resta però in controtendenza ai segnali di altre indagini e non fa dunque far pensare a un'inversione di tendenza" commenta Paolo Mameli dell'ufficio studi Intesa Sanpaolo.

"Con una media trimestrale di 0,3% il settore dovrebbe dare al Pil del primo trimestre un contributo di 0,1% al Pil del primo trimestre che, sommato al +0,1% del settore servizi, conferma la nostra stima di crescita pari a 0,2%" aggiunge.

Come ha ripetuto ieri Mario Draghi al termine del consiglio mensile di politica monetaria che ha confermato i tassi Bce ma di fatto 'promesso' un taglio il mese prossimo, nell'intera zona euro non si intravedono per ora concrete schiarite sul fronte della ripresa.

"Draghi ha citato vari fattori di rischio al ribasso sulla crescita tra i quali quelli legati al cambio, quelli geopolitici e quelli relativi a un indebolimento della domanda globale. Sul cambio preoccupa in particolare la forza attuale perché avviene in un contesto di bassa inflazione" scrive la nota quotidiana di Mps Capital Services.

Guardando alle singole voci di marzo, osserva a questo proposito Mameli, su base mensile va sottolineata la particolare correzione di categorie come farmaceutici, tessile e alimentare, proprio le più esposte alla dinamica delle esportazioni al di fuori della zona euro.

(Ha collaborato Antonella Cinelli(

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