8 maggio 2014 / 14:33 / tra 3 anni

SINTESI - Bce preoccupata di inflazione e cambio, si profila taglio giugno

* Tassi fermi come previsto ma livello euro e inflazione preoccupanti

* A giugno nuove stime staff su crescita e prezzi, quadro più chiaro

* Draghi parla di consiglio unanime, timori su cambio condivisi

MILANO, 8 maggio (Reuters) - Euro forte e inflazione anemica non rappresentano ancora un motivo sufficiente a innescare un intervento di politica monetaria Bce ma non per molto.

Sia il livello del cambio dell‘euro, arrivato a un soffio da 1,40 dollari, sia il costo della vita, che si mantiene ben al di sotto del target dell‘Eurotower, sembrano predefinire il quadro di un intervento espansivo già il mese prossimo, quando sarà inoltre disponibile l‘aggiornamento delle stime trimestrali.

E’ l‘impegno che prende Mario Draghi davanti alla stampa al termine del consiglio mensile che ha sancito la prevista conferma del costo del denaro a 0,25%.

Dopo un‘introduzione tutto sommato neutra, in cui recita la formula ormai rituale sui rischi al ribasso per la crescita e sostanzialmente bilanciati sull‘inflazione, il tono del numero uno Bce si fa gradualmente più ‘dovish’ del previsto.

“Per sintetizzare la discussione di oggi direi che il consiglio è favorevole a intervenire la prossima volta, vuole però prima vedere la nuove stime dello staff in agenda a inizio giugno” spiega.

“Né ci soddisfa la dinamica che si profila per l‘inflazione né riteniamo di poterci rassegnare a tale aspettativa ... Siamo del parere che sia necessario un intervento ma soltanto dopo l‘aggiornamento delle stime trimestrali” aggiunge.

Non si fa attendere la reazione dei mercati, con l‘euro che torna sotto 1,39 dollari e scivola al minimo degli ultimi due mesi e mezzo su sterlina.

Si muovono di concerto al ribasso i rendimenti dei governativi, con una correzione particolarmente evidente nei caso dei periferici che permette alla forbice Btp/Bund sul tratto a dieci anni di chiudersi fino al di sotto di 150 punti base, nuovo minimo da tre anni.

Il picco nella volatilità delle quotazioni sembra inoltre indicare come l‘inquilino dell‘Eurotower sia riuscito a persuadere i mercati.

Se il timore è che si ripeta lo schema dei primi mesi dell‘anno, quando Francoforte ha deluso le aspettative lasciando intendere la possibilità di un intervento in risposta alle stime di marzo che non si è però materializzato, il quadro sembra oggi mutato.

Il presidente Bce utilizza infatti toni decisamente più espliciti, arrivando a definire l‘odierna discussione del consiglio come una preparazione a quella del mese prossimo.

Per due volte nel corso dell‘intervento Draghi fa inoltre riferimento a come la banca centrale non sia “rassegnata” alla bassa inflazione. Il messaggio sembra dunque indicare che non sarà necessario un nuovo raffreddamento dei prezzi al consumo perché la Bce decida di intervenire, come se una soglia di tolleranza fosse stata comunque superata semplicemente in considerazione del fatto che si tratta di un periodo ‘prolungato’ di bassa inflazione.

Premesso naturalmente che la banca centrale resta autonoma, insensibile dunque a sollecitazioni di intervento come quelle di Parigi, che lamenta l‘eccessiva forza dell‘euro, una sfumatura lievemente innovativa hanno anche gli ultimi commenti sul cambio.

“L‘apprezzamento dell‘euro in un contesto di bassa inflazione e livelli di attività economica ancora modesti rappresenta per il consiglio una fonte di grave preoccupazione” garantisce Draghi.

“Sono finiti i tempi in cui la Bce escludeva categoricamente l‘ipotesi di prendere impegni a priori” prosegue.

Il quadro macro è del resto come sempre a tinte miste.

Se la stima flash sull‘inflazione di aprile mostra una leggera accelerazione - per quanto frazionalmente inferiore alle attese - incoraggianti sono sempre per aprile i numeri su Pmi e fiducia ma molto meno quelli sulla produzione industriale di marzo pubblicati tra ieri e oggi da Francia, Germania e Spagna.

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