7 maggio 2014 / 11:59 / 3 anni fa

Sorgenia, Verbund spinge per "soluzione italiana", oggi vertice banche-azionisti

VIENNA/MILANO, 7 maggio (Reuters) - L'austriaca Verbund , che detiene il 46% di Sorgenia - la quota di controllo è in mano a Cir - punta a una soluzione italiana per il produttore e venditore di energia elettrica e gas alle prese con una difficile crisi di liquidità e gravato da un indebitamento di circa 1,9 miliardi di euro.

Nel pomeriggio di oggi si riuniscono a Milano e i rappresentanti degli azionisti e delle banche creditrici, insieme ai rispettivi adviser, per tentare di sbloccare la trattativa che prevede la riduzione del debito di almeno 600 milioni. Sul tavolo c'è la proposta degli istituti di credito: un aumento di capitale da 400 milioni, riservato agli istituti, con conversione dei crediti in azioni ed emissione di un convertendo di 200 milioni e nuova finanza per 256 milioni. In caso di non partecipazione da parte degli attuali azionisti, Cir e Verbund vedrebbero azzerare o ridurre a una piccola percentuale la propria quota in Sorgenia.

Il socio austriaco, che sarà presente all'incontro odierno, mantiene la sua posizione: nessuna partecipazione all'aumento di capitale di Sorgenia. "Sosteniamo una soluzione italiana", dice una portavoce senza aggiungere altri dettagli.

La posizione di Verbund è quella di vendere la propria quota, già svalutata a bilancio, come contributo al salvataggio. Nessun commento se ci sia stato interesse per la quota da parte di qualcuno.

Una fonte vicina al dossier sottolinea, tuttavia, che dalla riunione odierna "è difficile possano emergere novità di rilievo, dovrebbe essere ancora interlocutorio".

Le 21 banche creditrici hanno delegato a trattate uno steering committee composto dalle sei banche più esposte con Sorgenia, più Mediobanca e Portigon. Il negoziato procede su due tavoli paralleli, banche-management Sorgenia e banche-azionisti della società energetica.

Secondo un'altra fonte, "le banche sostengono che il patrimonio netto di Sorgenia è negativo, pertanto dalla conversione dei crediti, gli istituti diventerebbero i principali azionisti della società, con gli attuali azionisti ridotti a una piccola quota, mentre Cir punta ad avere una partecipazione maggiore. L'ipotesi attuale non prevede un coinvolgimento della Cir all'aumento".

In una fase iniziale della trattativa, la Cir si era detta disponibile a mettere 100 milioni, ma le banche hanno sempre chiesto uno sforzo in più con una quota di almeno 150 milioni.

(Giancarlo Navach, Georgina Prodhan)

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