Lucchini, a Palazzo Chigi firma accordo per riconversione Piombino

giovedì 24 aprile 2014 18:18
 

ROMA, 24 aprile (Reuters) - Un accordo per la riqualificazione del polo industriale di Piombino viene firmato oggi a Palazzo Chigi, dopo che Lucchini, il secondo produttore siderurgico italiano, ha spento ieri l'altoforno della cittadina in provincia di Livorno.

Lo riferisce un comunicato di palazzo Chigi, senza fornire dettagli sui contenuti, precisando che l'intesa sarà sottoscritta dal governo, l'Agenzia del demanio, la Regione Toscana, gli enti locali interessati, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo Sviluppo di Impresa spa.

La Lucchini, in precedenza di proprietà della russa Severstal, è stata dichiarata insolvente nel 2012, quindi posta sotto "amministrazione straordinaria" - una procedura prevista per salvare le grandi aziende evitando un'emorragia di posti di lavoro.

L'altoforno lavorava al 38% della sua capacità quest'anno, producendo 2.300 tonnellate di ghisa al giorno, all'interno di un polo siderurgico che lo scorso anno ha prodotto circa un milione di tonnellate di acciaio - il 4% della produzione italiana.

A rischio sono fino a 4.000 posti di lavoro, se i tentativi di vendere gli asset siderurgici fallissero, eventualità che ha spinto Papa Francesco a lanciare ieri un appello affinché si ricorra ad "ogni sforzo di creatività e di generosità" per risolvere il problema.

"I lavoratori stanno aspettando che le offerte siano presentate entro il 30 maggio, ma non abbiamo alcuna ragione per affermare che l'accordo sarà senz'altro fatto. Troppe aziende sono venute e se ne sono andate negli ultimi due anni", ha detto Mirko Lami della Fiom Cgil.

Secondo Lami, l'indiana Jindal Steel and Power potrebbe fare un'offerta, anche se punterebbe a costruire a Piombino un forno elettrico ad arco e non a riaprire l'altoforno esistente.

Lo scorso mese la Duferco, il più grande dealer mondiale di acciaio, ha detto che non avrebbe fatto un'offerta per Piombino, perché non si potrebbe impegnare a mantenere tutti i posti di lavoro e l'attuale altoforno in funzione.

E' difficile continuare a fare utili con l'acciaio in Europa, dove la domanda è diminuita del 27% dalla crisi finanziaria del 2008, c'è una capacità produttiva in eccesso e i prezzi sono leggermente più alti dai minimi degli ultimi tre anni e mezzo registrati nel 2013.   Continua...