17 aprile 2014 / 10:54 / 3 anni fa

Telecom, nuovo cda targato Telco passa senza voti fondi, per Recchi 50% capitale

MILANO, 17 aprile (Reuters) - Alla fine di un‘assemblea caratterizzata dalla maggioranza dei voti ricevuti dalla lista di Assogestioni, Telco domina comunque il nuovo consiglio Telecom Italia formato da indipendenti. Il sostegno dei soci è però debole, come testimonia il fatto che ieri i fondi e il socio dissidente Marco Fossati hanno lasciato la sala quando si è votato su 7 dei 10 amministratori proposti dalla holding.

Sempre secondo i risultati del voto, risulta invece sopra le parti il presidente Giuseppe Recchi che ottiene il 97%, ma alla presenza di oltre il 50% del capitale con i fondi presenti e senza Fossati.

Nonostante le dichiarazioni ufficiali che parlano ormai da quasi un anno di fine imminente del patto che lega Telefonica e gli azionisti italiani, sarà ancora un cda nominato per quattro quinti da Telco a decidere sul futuro del gruppo.

Telco, primo socio di Telecom con il 22,4% del capitale, è partecipata, in termini di diritti di voto, da Telefonica con il 46,18%, da Intesa Sanpaolo e Mediobanca con l‘11,62% e da Generali con il 30,58%. Secondo i dati di fine 2013, gli investitori istituzionali esteri detengono oltre il 50% del capitale della società.

Il nuovo consiglio è formato quasi totalmente da indipendenti e senza rappresentanti diretti degli azionisti di maggioranza riuniti in Telco.

Nel consiglio nominato nel 2008, con Franco Bernabè presidente, sette consiglieri su 15 erano rappresentanti delle minoranze(3) o indipendenti nominati da Telco (4), che diventavano maggioranza quando si discuteva di Sudamerica.

I due rappresentanti di Telefonica, infatti, in seguito a una decisione dell‘antitrust brasiliano Cade, dovevano lasciare la sala se l‘argomento era l‘America Latina.

FALLISCE IL TENTATIVO IN EXTREMIS DI FOSSATI

Gli eventi prendono una piega inattesa ieri poco dopo le 21, con oltre 11 ore di lavori assembleari alle spalle, su nove punti, tra cui la nomina del nuovo cda e del nuovo presidente.

Fossati nella speranza di inserire qualcuno dei suoi uomini tenta un blitz: vota la lista Assogestioni invece che i suoi suoi candidati, portando i fondi al 50,28% del capitale presente (il 56% circa), con Telco indietro al 45,5%.

La lista di Assogestioni, ricevendo le preferenze dei fondi esteri sollecitati in questa direzione dai due principali proxy adviser ma senza Fossati, non avrebbe superato Telco.

Il diritto a nominare i quattro quinti del consiglio spetta a chi ha ottenuto il maggior numero di voti, ma Assogestioni ha presentato una lista di minoranza con soli tre nomi.

Nel nuovo cda vanno quindi i tre dei fondi più tre di Telco, che diventa minoranza. Fossati, per il sistema dei quozienti, non porta nessuno dei suoi candidati.

L‘assemblea a questo punto deve integrare il consiglio, che come ha deciso pochi minuti prima deve avere 13 componenti.

Assogestioni rimane fedele alla sua politica in materia di partecipazioni ai consigli delle società quotate, non ha nessuna intenzione di prendere la leadership e, intorno alle 21,30 il suo rappresentante annuncia che lascia l‘assemblea.

A questo punto interviene Alberto Toffoletto, in rappresentanza di Findim e propone di integrare il consiglio con cinque candidati di Telco e due dalla sua lista, Vito Gamberale e Gerolamo Di Genova. In cambio impegna il suo 5% a favore di Recchi alla presidenza, che peraltro ha già l‘appoggio dei fondi, secondo le indicazioni dei proxy e di Telco.

I lavori vengono sospesi e dopo una mezz‘ora Toffoletto torna sconfitto: la richiesta è stata respinta e quindi Findim lascia l‘assemblea, ma non l‘impegno per il gruppo, spiega.

Al momento del voto per integrare il cda tutti i fondi hanno lasciato. Infatti è presente il 22,4% circa del capitale, dice Minucci, e il 99,99% dà il via libera all‘integrazione di Telco, unico socio rilevante rimasto in sala.

I fondi tornano in aula per la nomina del presidente Giuseppe Recchi, anche perché avevano indicazioni in questo senso dai proxy adviser, che passa con il 97%.

LE SFIDE DI PATUANO E DEL NUOVO CONSIGLIO

I temi su cui il nuovo consiglio e l‘AD dovranno ora misurarsi sono i possibili sviluppi in Brasile, il giudizio delle agenzie di rating che è sceso a junk e, forse, anche il possibile impatto dello scioglimento di Telco. Generali ha definito probabile una sua uscita a giugno, uscita che porterebbe al dissolvimento della holding.

Ma, a meno di eventi inattesi, il consiglio resterà comunque in carica per ulteriori 3 anni e anche un dissolvimento di Telco cambierà poco, almeno fino a quando Telefonica o Generali non decidessero di cedere la loro partecipazione.

Dal punto di vista strategico l‘AD Marco Patuano ha come obiettivo primario quello di interrompere il calo dei ricavi sul mercato domestico e riportare il rating sul debito a investment grade, secondo quanto dichiarato ieri.

Alcune fonti hanno detto nei giorni scorsi che il nuovo cda sosterrà l‘AD sul piano industriale e darà a Telefonica tempo per una decisione sul Brasile, destinata a influenzare la struttura azionaria del gruppo italiano.

(Stefano Rebaudo)

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