PUNTO 1-Italia, shale gas Usa non prima di 5 anni, difficile ridurre import russo

martedì 15 aprile 2014 17:35
 

(riscrive, aggiunge dichiarazioni Sapelli)

SAN DONATO (Milano), 15 aprile (Reuters) - Lo shale gas Usa potrebbe arrivare in Europa e in Italia non prima di cinque anni, mentre per il prossimo inverno non ci sono problemi di criticità, al momento, anche nel caso di un calo dei flussi da parte del gas russo.

Lo ha sottolineato l'AD di Snam, Carlo Malacarne, nel corso dell'assemblea che ha approvato il bilancio 2013. Dichiarazioni che fanno capire quanto sia remota l'eventualità che l'Italia si sposti verso gli Stati Uniti per l'approvvigionamento del gas, sganciandosi dalla dipendenza russa, alla luce anche delle recenti tensioni a seguito dell'annessione della Crimea da parte della Russia.

"Il gnl (gas naturale liquido) lo consideriamo importante, ma è da due anni che i prezzi sono tre volte più alti in Asia che in Europa. Per questa ragione gli operatori commerciali preferiscono portarlo nel Sud-Est asiatico e non negli impianti italiani, spagnoli o europei. Questo è il motivo per cui è arrivata una sola nave all'impianto di Panigaglia rispetto alle 10-12 navi che arrivavano normalmente", ha spiegato l'AD della società proprietaria della gran parte dei gasdotti italiani.

Quanto all'ipotesi di importare il gas Usa, qualora il Paese americano dovesse decidere di esportarlo, per Malacarne occorrono non meno di 5 anni. "Se lo shale gas andrà sul mercato serve una riduzione dei prezzi. Al fine di cambiare questo andamento del gas, che oggi va verso l'Asia, occorrerà molto più gas liquido sul mercato. Con gli impianti in costruzione negli Usa per renderlo liquido, prima di cinque anni non credo ci sia la possibilità di fare arrivare il gas Usa, una volta che sarà stata presa una decisione in tal senso".

Scettico su questa eventualità è anche Giulio Sapelli, economista ed ex consigliere Eni, che giudica molto positivamente la nomina di Claudio Descalzi, alla guida di Eni al posto di Paolo Scaroni, che lascia dopo tre mandati consecutivi. "L'Eni continuerà su questa strategia: l'ha fatta Descalzi con Scaroni e sarà fondata sulla centralità dell'upstream. Da questo punto di vista meglio di lui non si poteva scegliere".

Per Sapelli è una fantasia la riduzione della dipendenza dal gas russo verso quello Usa: "Come si fa ad andare verso gli Usa. Lo shale gas è una favola che avrebbe costi enormi. Il problema con la Russia va risolto diplomaticamente".

Inoltre, come ha rilevato Malacarne, "oggi la Russia sta dando il massimo perché dall'Algeria arriva meno gas. E anche a livello europeo su circa 460 miliardi di mc di consumi di gas in Europa nel 2013, 130 miliardi sono russi, non è facile sostituire la Russia".

L'unico modo per importare il gas Usa è attraverso il potenziamento dei rigassificatori che al momento in Italia sono tre: oltre a quello di Snam a Panigaglia, ci sono quello di Edison a Rovigo, utilizzato all'80% pari a 6 miliardi di metri cubi l'anno, e l'impianto di Livorno, jv E.On-Iren , "al momento non operativo", ha sottolineato Malacarne.   Continua...