PUNTO 1-Parmalat, per Cda modifiche statuto compatibili con concordato

lunedì 14 aprile 2014 19:35
 

(Aggiunge pareri pro-veritate Marchetti e Maffei)

MILANO, 14 aprile (Reuters) - Il Cda di Parmalat ritiene che le proposte di modifiche allo statuto sociale avanzate dall'azionista di maggioranza Sofil siano "in linea con le normative vigenti e compatibili con il concordato di Parmalat" e mette in evidenza come sia mutato il quadro di riferimento, con la trasformazione da public company a società controllata da un unico socio forte.

E' quanto si legge in una nota della società, emessa su richiesta di Consob, per rispondere a una serie di quesiti in merito alle modifiche statutarie proposte dal socio francese.

Il 21 marzo scorso il Cda aveva deciso di non esprimere alcun orientamento sulla proposta di riforma.

Nel comunicato si riportano inoltre le posizioni dei consiglieri di minoranza Umberto Mosetti e Antonio Mastrangelo, che criticano le proposte di modifica della governance.

Le proposte della famiglia Besnier "sono univocamente indirizzate a ridurre un effettivo controllo da parte delle minoranze", secondo i due consiglieri. "In definitiva, le modifiche proposte da Sofil fanno sì che lo statuto di Parmalat si discosti nettamente dalle migliori pratiche internazionali di corporate governance", aggiungono.

Il Cda di Parmalat, da parte sua, si fa forte dei pareri pro-veritate dei professori Carlo Marchetti e Alberto Maffei Alberti, che ritengono le modifiche proposte allo statuto compatibili con il concordato.

In particolare, Maffei, pur mettendo in evidenza che si tratta di un pronunciamento sulla legittimità e non sull'opportunità delle modifiche proposte, sottolinea che tali cambiamenti, se approvati, non violerebbero nè il patto di concordato nè la legge Marzano.

A inizio marzo Sofil ha chiesto la convocazione di un'assemblea straordinaria per approvare una serie di modifiche statutarie in tema di governance, che potrebbero portare alla riduzione dei consiglieri indipendenti e di quelli espressione delle minoranze, che potrebbero ritrovarsi con un unico rappresentante in Cda e vedersi così precludere la possibilità di chiedere autonomamente la convocazione di un consiglio.   Continua...