Processo Scarano-Ior, testimoniano armatori D'Amico, scontro con la corte

martedì 8 aprile 2014 15:33
 

* D'Amico rispondono solo dopo eccezione difesa monsignore

* Gli armatori: a Scarano solo soldi per opere di bene

* Per pm Salerno al religioso 5 mln euro in 6 anni, anche da conti off shore

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 8 aprile (Reuters) - Al processo contro Nunzio Scarano, il religioso accusato di aver cercato di rimpatriare dalla Svizzera una ventina di milioni di euro frutto di evasione fiscale, hanno testimoniato oggi Paolo e Cesare D'Amico spiegando di aver dato al monsignore soldi sempre solo per opere di bene o per aiutarlo finanziariamente.

I due cugini, a capo della "D'Amico Società di navigazione Spa", l'holding che controlla "D'Amico International Shipping" , sono indagati per evasione fiscale dalla Procura di Roma, che ritiene siano i proprietari della somma che Scarano e i suoi complici - il broker Giovanni Carenzio, imputato con Scarano e l'ex agente dei servizi segreti Giovanni Zito - avrebbero dovuto riportare in Italia.

Proprio per la loro posizione di indagati in un procedimento connesso, i D'Amico - che hanno sempre respinto ogni addebito - avrebbero voluto avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma un'eccezione sollevata dalla difesa di Scarano - il quale ai magistrati ha detto di aver agito per conto degli armatori - è stata in parte accettata dalla corte, che ha invitato i due testimoni a rispondere alle domande non direttamente riguardanti le vicende per cui sono indagati.

GLI AVVOCATI DEI D'AMICO SI OPPONGONO   Continua...