21 marzo 2014 / 17:35 / 3 anni fa

Intesa, in piano spinta ricavi da prodotti risparmio, soluzioni per sofferenze

* Business unit interne per sofferenze, crediti immobiliari

* Più sinergie tra risparmio gestito, assicurazioni, private banking

* Sindacati vedono alcune migliaia esuberi da riduzione rete, controllate

di Gianluca Semeraro

MILANO, 21 marzo (Reuters) - Una rete di sportelli e controllate più snella, una business unit dedicata alle sofferenze, una spinta ulteriore sui prodotti del risparmio gestito e previdenziali e lo sviluppo dell'investment banking in un'ottica di puro business e non più funzionale alla cosiddetta banca di sistema.

Sarà questa la fisionomia di Intesa Sanpaolo - tratteggiata da alcune fonti vicine alla situazione - che verrà fuori dal nuovo piano industriale con orizzonte temporale di 3-5 anni, firmato dal Ceo Carlo Messina e che sarà sottoposto all'approvazione definitiva dei consigli di sorveglianza e gestione il 27 marzo e presentato a mercato e stampa il giorno dopo.

Il piano, con cui Intesa si profigge di arrivare a un ritorno sul capitale al 10%, "è frutto di un processo che parte dal basso con consultazioni molto approfondite di Messina con tutti i suoi dipendenti come è sempre stato nella sua impostazione", spiega una fonte vicina alla situazione.

L'attualità richiede un'attenzione particolare al tema dei crediti deteriorati, vera e propria spina nel fianco del sistema bancario italiano con un monte sofferenze salito a gennaio a oltre 160 miliardi. Già nei mesi scorsi sono emerse indicazioni su alcuni fronti a cui Intesa sta lavorando: da una divisione interna dedicata "al recupero di valore delle sofferenze" al piano condotto con UniCredit e KKR sui crediti ristrutturati più un progetto sui crediti immobiliari con una divisione specifica che faccia "da calmiere contro cali eccessivi del valore degli asset immobiliari sottostanti i mutui", spiega una delle fonti. A ciò si accompagnerà un'offerta di credito importante già annunciata da Messina: pronti 150 miliardi di euro per credito a medio/lungo termine nei prossimi quattro anni per imprese e famiglie in Italia.

Non ci saranno, invece, maxi pulizie di bilancio come accaduto a UniCredit (circa 9 miliardi con l'ultima trimestrale, di cui 7,2 miliardi "straordinari"). Lo stesso Messina qualche giorno fa ha dichiarato che Intesa non ne ha bisogno. Al terzo trimestre la banca aveva effettuato accantonamenti e rettifiche su crediti per circa 4 miliardi.

SPINTA SU RISPARMIO GESTITO E PRODOTTI PREVIDENZIALI

In un contesto macroeconomico che vede uno scenario di tassi bassi per ancora qualche tempo, occorre trovare nuove strade per spingere i ricavi e una di queste porta alle commissioni. Per questo motivo uno dei punti cardine del piano riguarderà i settori del risparmio gestito, dell'assicurazione e del private banking, nei quali Intesa già ottiene risultati lusinghieri.

A titolo d'esempio va citata Banca Fideuram che ha chiuso il 2013 con un utile netto ai massimi storici di 313,1 milioni e masse amministrate per 83,7 miliardi. Da qui la volontà di creare "maggiori sinergie" tra le diverse società del gruppo che operano in questi settori e con la rete.

Questo passa quindi per una profonda "ristrutturazione" della rete di filiali che si tradurrà non soltanto in un'ulteriore cura dimagrante (già per fine 2014 è previsto che gli sportelli scendano a 3.700 dai 4.800 attuali) ma anche in una riconversione professionale dei dipendenti. "Si guarderà con molta più attenzione ai lavori non ripetitivi. Le filiali sono ormai travolte dai canali online. Ci sarà una riduzione nel numero ma anche nell'utilizzo degli spazi", spiega la prima fonte sottolineando come la rete sarà sempre più utilizzata per il collocamento di prodotti di risparmio gestito e previdenziali.

"Si va poi verso una semplificazione societaria che sarà portata avanti con l'accorpamento dei marchi presenti sul territorio", aggiunge la seconda fonte. Intesa Sanpaolo d'altronde ha già annunciato qualche mese fa "una significativa riduzione" del numero delle banche locali, che oggi sono 16.

Temi questi che tengono in apprensione i sindacati che stimano in "qualche migliaio" i potenziali esuberi, di cui la metà potrà essere convertita all'interno del gruppo, mentre la restante parte può essere accompagnata all'uscita con l'utilizzo degli ammortizzatori sociali. Messina ha tuttavia escluso che il piano preveda degli esuberi.

Infine il capitolo investment banking: il tempo della banca di sistema sembra essere finito e lo stesso Messina qualche settimana fa ha dichiarato: "facciamo la banca, non la compagnia aerea o altro". Il riferimento era a operazioni come Alitalia, condotte più in un'ottica di presidio dell'italianità di alcuni settori strategici del paese che di business.

Tutte le partecipazioni del gruppo ritenute 'non core' saranno considerate cedibili e "tutte le volte che avremo la possibilità di fare degli utili" saranno cedute, aveva aggiunto. Già qualcosa è stato fatto nei mesi scorsi con i collocamenti delle quote in Pirelli e Generali.

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