5 marzo 2014 / 11:34 / tra 4 anni

Italia mostra ancora squilibri eccessivi, urge incisiva correzione - Ue

MILANO, 5 marzo (Reuters) - L‘Italia è, insieme a Croazia e Slovenia, nel gruppo dei ‘gravemente insufficienti’, tra i Paesi Ue ancora gravati da “squilibrio eccessivo” sui diciassette presi in esame dall‘ultimo rapporto della Commissione.

Dedicato al monitoraggio degli squilibri macro, lo studio di Bruxelles promuove invece Danimarca, Lussemburgo e Malta - che raggiungono il giudizio di ‘no imbalace’ - mentre gli altri undici sottoposti a test restano al livello di ‘imbalance’.

In nome tecnico della procedura è ‘in-depht review’, prassi introdotta dopo l‘esperienza della crisi che si aggiunge al normale monitoraggio nella cornice del semestre europeo.

Non sono certo nuovi i rilievi che Bruxelles muove a Roma - elevato debito pubblico e carenza di competitività legati entrambi al protratto periodo di crescita anemica.

Se paragonato agli altri due bocciati Croazia e Slovenia, il caso italiano è reso particolarmente grave e “urgente” dal peso dell‘economia nazionale sull‘intera zona euro e sull‘Unione europea.

Gli eccessivi squilibri macro, scrive l‘esecutivo, rendono imperativa una risposta e interventi correttivi.

“L‘Italia deve affrontare il livello assai elevato del debito pubblico e la debole competitività esterna. La necessità di un intervento decisivo per ridurre i rischi degli effetti avversi sul funzionamento dell‘economia italiana e della zona euro sono di particolare rilevanza alla luce della dimensione dell‘economia italiana”.

La montagna del debito grava pesantemente sull‘economia in un quadro di crescita cronicamente bassa e inflazione contenuta.

Perché il rapporto debito/Pil possa finalmente imboccare la china discendente occorre che l‘Italia raggiunga e mantenga per un periodo prolungato un avanzo primario particolarmente elevato - superiore alla media storica - insieme a una crescita economica sostenuta.

Pubblicate il 25 febbraio scorso, le stime d‘inverno della Commissione danno il debito da 133% del Pil nel 2013 a 133,7% quest‘anno e 132,4% il prossimo.

Con queste premesse, dopo i “progressi” dell‘anno scorso in direzione dell‘obiettivo di medio-lungo, Bruxelles giudica insufficiente l‘aggiustamento del deficit strutturale attualmente previsto per il 2014.

Il governo ha messo in campo per quest‘anno una correzione del disavanzo strutturale limitata a 0,1%, che porterebbe il deficit da 0,4% a 0,3%.

In base al Fiscal Compact l‘Italia - come ogni Paese europeo lontano dal target di 60% per il rapporto debito/Pil - dovrebbe ridurre ogni anno tale rapporto di un ventesimo della parte eccedente il 60%, nel caso di Roma pari quindi a circa il 3,5% annuo del Pil.

Uscita l‘anno scorso dalla procedura d‘infrazione per deficit eccessivo, per il triennio 2013-2015 l‘Italia è sottoposta a un periodo di transizione, in cui la richiesta è espressa in termini piuttosto generici e fa riferimento a ‘sufficienti progressi’ nella direzione prevista dal Fiscal Compact.

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