DOSSIER-Electrolux, le lavatrici di Porcia test su futuro industria italiana

lunedì 10 marzo 2014 09:13
 

di Danilo Masoni e Francesca Piscioneri

PORCIA, 10 marzo (Reuters) - La fabbrica Electrolux di Porcia, in Friuli, ha ridotto di poco meno della metà la produzione di lavatrici rispetto all'introduzione dell'euro, a fine anni 90. E la battaglia per la sopravvivenza di questo stabilimento - situato ben lontano dalle aree depresse del Mezzogiorno - è diventata la cartina di tornasole del futuro industriale italiano.

Per gestire la crisi e contrastare gli agguerriti concorrenti turchi e coreani, la multinazionale svedese degli elettrodomestici - proprietaria di altri tre siti oltre a Porcia dislocati tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna - ha annunciato a fine gennaio un piano industriale che taglia il costo del lavoro, ritenuto insostenibile, del 15% fino al 2017 per 5.000 dipendenti. Salvi i circa 1.000 lavoratori cosiddetti 'professional', che producono per alberghi e grandi strutture.

Come ha ammesso di recente l'Ad in Italia del gruppo, Ernesto Ferrario, "cinque anni fa [la sudcoreana] Samsung era un puntino all'orizzonte, ora è il competitor più aggressivo".

Il piano di gennaio mirava a ridurre i costi tagliando l'orario e alcune voci salariali, con un impatto sugli stipendi del 40%, secondo i sindacati. A rischio anche la sopravvivenza di Porcia, lo stabilimento principale in Italia con 1.200 occupati, non menzionato nel piano triennale.

"Non sopravviveremo. Se la fabbrica chiude, centinaia di capi famiglia saranno fuori dal mondo del lavoro e le alternative per chi esce dall'Electrolux sono pari a zero", ha detto Annarita Licci, operaia Electrolux di 38 anni, trasferitasi al Nord nel 2000, quando l'Italia con la Germania era leader mondiale nell'esportazione di elettrodomestici.

Da allora, la produzione si è costantemente ridotta e l'Italia ha perso posizioni scendendo al terzo posto, staccata di molto dalla Cina, che ha conquistato oltre un terzo di un mercato da 100 miliardi di euro.

Tale brusca flessione si è abbattuta anche sullo stabilimento friulano. Annarita racconta a Reuters che lo scorso anno il suo compagno ha accettato la buonuscita e oggi, se l'azienda dovesse ridurle il salario (1.000 euro) di ulteriori 130 euro - in base alle stime del primo piano industriale - non saprebbe come arrivare a fine mese, considerando i 900 euro da distribuire tra mutuo, bollette e spese scolastiche per i due figli di 9 e 7 anni.

"La società vuole tagliare il costo del lavoro e ridurci alla fame. Ma perché invece non investe per migliorare il prodotto?", si domanda.   Continua...