PUNTO 2-Rcs, si dia delega a Cairo per gestire azienda - Della Valle

lunedì 24 febbraio 2014 16:09
 

(Aggiunge nuove dichiarazioni Della Valle)

MILANO, 24 febbraio (Reuters) - Nuovo affondo su Rcs di Diego Della Valle, che invita i soci a dare la gestione della società a Urbano Cairo, azionista del gruppo editoriale con il 2,8% e socio di controllo di Cairo Communications.

In un'intervista a Radio24 il presidente di Tod's, che di Rcs è terzo azionista con il 9% circa, ha ribadito il giudizio negativo sull'AD Pietro Scott Jovane, definendolo "assolutamente inadeguato", e ha detto che "Rcs ha bisogno di cambiare in fretta".

BAZOLI ORA CONTA POCO, NAGEL QUASI PROMOSSO, CAIRO GUIDI RCS

"Oggi il problema di Rcs è che non c'è un azionariato che si prende delle responsabilità e un cda che non decide e non si assume i rischi. È un'azienda che va tutta rifondata", ha continuato auspicando che il premier in pectore Matteo Renzi faccia presto piazza pulita dei vecchi sistemi di potere tra cui annovera anche Giovanni Bazoli, presidente del Cds di Intesa Sanpaolo, storico azionista di Rcs e spesso oggetto delle sue critiche. "Bazoli contava molto. Oggi conta molto poco", ha detto.

Sottolineando di non avere "alleati ma rapporti di stima con alcuni", Della Valle ha quindi dichiarato: "Rcs un editore puro ce l'ha ed è Cairo. Io sarei dell'avviso, se se la sente, di dargli la delega per gestire l'azienda e non capisco perché non lo facciano". Una parola buona, o quasi, la spende anche per Alberto Nagel, AD di Mediobanca, un tempo primo azionista di Rcs, oggi secondo con circa il 12% ma in costante ridimensionamento. "Ad oggi una persona che mi piace, però non ha ancora finito il 'corso di laurea', è Nagel perché ha fatto delle cose importanti pur venendo da un ambiente che era la madre di tutti i problemi", ha detto alla radio del Sole24Ore .

Non si salva naturalmente John Elkann - presidente di Fiat , primo azionista di Rcs con il 20,5% - con cui Della Valle polemizza ormai dal 2012, da quando Fiat, con Mediobanca, ha portato avanti un riassetto manageriale e di governance del gruppo editoriale che l'imprenditore ha immediatamente respinto uscendo dal patto di sindacato. In particolare, il patron della Tod's boccia l'ipotesi - spesso chiacchierata ma sempre smentita dalle parti - di una integrazione Corriere-Stampa, il quotidiano torinese controllato al 100% dal Lingotto. "Sono un azionista di quel giornale, e dato che, sicuramente è chiaro a tutti, quella non è un'operazione economicamente interessante, non voglio che il giornale finisca in mano a persone che sono abituate a trattare la stampa come merce di scambio con il potere; quindi mi auguro che il nuovo potere non si faccia trattare in questo modo".   Continua...