17 febbraio 2014 / 17:33 / 4 anni fa

Carige, Unipol e Fondazione Carilucca non interessate al riassetto - fonti

MILANO, 17 febbraio (Reuters) - Il gruppo Unipol e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca non sono interessate al riassetto di Carige.

Lo dicono alcune fonti vicine alla situazione dopo le indiscrezioni stampa del weekend secondo cui, in vista dell'aumento di capitale che la banca ligure dovrà varare a breve, la compagnia bolognese e l'ente azionista della Banca del Monte di Lucca controllata dalla stessa Carige sarebbero interessate ad investire nel progetto.

"Il coinvolgimento di Unipol e Fondazione Carilucca è altamente improbabile. Non vedo un interesse", dice una fonte.

Altre due fonti confermano che il dossier Carige non è sul tavolo dei due soggetti.

La Fondazione Carilucca "potrà partecipare pro-quota all'aumento di Carige ma non prenderà una partecipazione importante. Non credo affatto che diventi il cavaliere bianco anche se è molto liquida", spiega una delle fonti.

Nessun commento da parte di Unipol e Fondazione Carilucca.

L'ente toscano è entrato nel capitale di Banca del Monte di Lucca a ottobre del 2012 acquisendo il 20% dell'istituto dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, e possiede direttamente una quota marginale, pari allo 0,4% circa, della stessa Carige.

Il Messaggero ha scritto domenica che l'AD di Carige, Piero Montani, punterebbe a far sottoscrivere a Unipol una piccola quota dell'aumento di capitale, limitata a 30-50 milioni di euro, per poi procedere in una seconda fase allo scambio delle compagnia assicurative messe in vendita con Unipol Banca.

Si tratterebbe di uno schema, questa volta da realizzarsi in due tempi, già emerso la scorsa estate e ideato dall'ex presidente di Carige Giovanni Berneschi e che avrebbe fatto entrare Unipol nell'azionariato della banca in maniera pesante con una quota del 27%. Lo scorso agosto, in occasione della conference call sui risultati semestrali l'AD di Unipol, Carlo Cimbri, aveva detto di non avere allo studio alcun dossier Carige.

Tra gli altri potenziali investitori di Carige il quotidiano cita anche Andrea Bonomi, interessato a una quota consistente. Nelle scorse settimane una fonte vicina a Investindustrial aveva detto che il numero uno del fondo di private equity non è al momento coinvolto in un eventuale aumento di capitale di Carige e valuterà il dossier solamente quando il quadro sarà più preciso.

La Banca d'Italia ha chiesto mesi fa a Carige un rafforzamento patrimoniale di 800 milioni di euro, raggiungibile secondo la banca parte con cessioni di asset e parte con un aumento di capitale che l'istituto conta di varare a fine marzo insieme al piano industriale.

A oggi il piano dismissioni programmato per contenere la parte destinata alla ricapitalizzazione si è limitato alla vendita della Sgr per la quale la Carige ha incassato circa 100 milioni di euro.

Resta quindi ancora incerto l'ammontare dell'aumento i diversi nodi ancora da sciogliere, tra cui le strategie delle Fondazione Carige che, alle prese con una situazione carenza di liquidità, non ha i capitali sufficienti per sottoscrivere la propria quota e sta cercando dei partner a cui cedere parte della propria partecipazione.

(Andrea Mandalà)

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