PUNTO 1-Mps, sindacati vedono Saccomanni, escludono dimissioni vertici banca

lunedì 13 gennaio 2014 15:26
 

(Cambia titolo, riscrive aggiorna con altre fonti sindacali,)

ROMA, 13 gennaio (Reuters) - I sindacati dei bancari che oggi hanno incontrato il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni per esternare la preoccupazione dopo il rinvio dell'aumento di capitale della terza banca italiana, ne sono usciti convinti che Alessandro Profumo e Fabrizio Viola non daranno le dimissione nel cda di Banca Mps di domani.

Al termine dell'incontro che si è svolto al ministero nella tarda mattinata una fonte sindacale ha riferito le parole di Saccomanni.

"Il ministro ha detto che 'non ci sarà nessuna radicalizzazione o esasperazione nel cda di domani', lasciando intendere che i manager resteranno al proprio posto", ha detto la fonte.

Il segretario della Fisac Cgil Agostino Megale, anche lui presente all'incontro con il ministro, ha chiarito che "il ministro non ha fatto riferimento a quale potranno essere le decisioni dei manager. La nostra senzazione e il nostro augurio è che restino".

I sindacalisti hanno anche riferito che Saccomanni continua a lavorare affinché si trovi una soluzione per la cessione della quota della Fondazione che ha finora fatto slittare l'aumento di banca Mps, necessario per evitarne al nazionalizzazione.

"Il ministro sta sentendo tutte le parti in causa con una azione di moral suasion nel modo possibile, perché ha detto che il governo non può imporre soluzioni", ha detto a Reuters Giulio Romani, della Fiba-Cisl al termine dell'incontro.

I sindacati, ha detto Romani, sono preoccupati che lo slittamento dell'aumento che ripagherebbe 3 dei 4 miliardi di prestito pubblico, pesi sui conti di Mps e vada "ad erodere quanto fatto finora con i sacrifici dei lavoratori" in termini di ristrutturazione dei costi. "Il ministro comprende che questi ritardi sull'aumento costano sul bilancio della banca", ha detto Romani.

Il Segretario nazionale della Fabi, Giuliano De Filippis, ha detto che oggi a Saccomanni è stato chiesto "che il prezzo di questa improduttiva contrapposizione tra management e Fondazione e il ritardo nell'aumento di capitale non venga fatto pagare ancora una volta ai 28.000 lavoratori del Gruppo".   Continua...