January 9, 2014 / 4:09 PM / 4 years ago

SINTESI - Bce rafforza tono espansivo, non vede ora rischi deflazione

4 IN. DI LETTURA

* Per Draghi ripresa fragile e molto modesta, rischi su crescita al ribasso

* Bce ben consapevole di pericolo deflazione, garante stabilità prezzi in entrambe direzioni

* Inflazione resterà contenuta, sotto 2% per almeno due anni

* Bce interverrà se vedrà tensioni mercato o deterioramento scenario prezzi

MILANO, 9 gennaio (Reuters) - Intende sottolineare marcatamente l'impronta espansiva Bce Mario Draghi dopo la prevista conferma del costo del denaro per gli ormai diciotto Paesi della zona euro.

In occasione del tradizionale incontro con la stampa seguito allo scontato verdetto sui tassi il banchiere centrale ribadisce con forza la 'forwarde guidance' sui tassi e assicura che la Bce è determinata a mettere in campo qualsiasi strumento sia necessario e ben consapevole dei rischi di un'inflazione che resta nella "zona a rischio" al di sotto dell'1%.

Se al momento non individua per la zona euro il pericolo di una palude di deflazione sul genere di quella giapponese degli anni Novanta, l'Eurotower, mettendo il nuovo raffreddamento dei prezzi di dicembre in relazione a fattori una-tantum, si pone come garante della stabilità dei prezzi "in entrambe le direzioni".

L'inflazione non può dunque viaggiare su livelli troppo elevati ma nemmeno troppo bassi. Considerando che i rischi sulla crescita tendono al ribasso e quelli sui prezzi sembrano al momento sostanzialmente bilanciati sono due le condizioni che farebbero scattare l'intervento Bce: "immotivata" tensione dei tassi sul monetario e un vistoso deterioramento dello scenario di inflazione.

"Abbiamo voluto usare termini più chiari per mettere in luce la 'forward guidance' tassi e questo significa che siamo determinati ad agire se necessario" risponde Draghi a un cronista che gli chiede se con il messaggio odierno la Bce intendesse trasmettere una intonazione particolarmente espansiva.

"Perché la Bce possa intervenire ritengo debbano verificarsi due condizioni: la prima un'immotivata pressione sulla curva breve del mercato monetario e la seconda un deterioramento delle prospettive di medio termine sull'iflazione" aggiunge.

Diffusi soltanto l'altroieri da Eurostat, i dati di dicembre fotografano un imprevisto ulteriore raffraddamento dei prezzi al consumo di dicembre, passati al tasso annuo di 0,8% dopo lo 0,9% di novembre, valore pericolosamente prossimo al minimo degli ultimi quattro anni di 0,7% segnato in ottobre a propria volta a monte del taglio Bce di novembre.

Draghi tiene però a mettere in relazione la frenata di dicembre a una distorsione statistica dei numeri tedeschi.

"Potremmo far fronte a un periodo prolungato di inflazione sottonono, con un tasso inferiore a 2% per almeno due anni".

"Per il momento non vediamo il rischio di deflazione sul modello del Giappone negli anni '90" precisa.

Il mercato nom esita comunque a interpretare il tono particolarmente esplicito del presidente Bce, con vendite di euro in primo luogo contro sterlina che schiacciano la valuta unica fino a 82,26 pence, nuovo minimo da gennaio 2013.

Si muovono al contempo al rialzo i futures Bund e i derivati Euribor, a riflesso di una discesa dei tassi impliciti.

Che in occasione del consiglio odierno prevalesse comunque la linea dei cosiddetti 'falchi' per quanto riguarda eventuali misure sui tassi era ampiamente previsto dagli analisti specie tenendo in considerazione il debutto di due nuovi consiglieri in apparenza allineati alla linea del rigore come il banchiere centrale lettone Ilsmar Rimsevics e Sabine Lautensclhager, nuovo membro tedesco dell'esecutivo che sostituisce Joerg Asmussen, più vicino invece alle posizioni di Draghi.

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