30 dicembre 2013 / 15:37 / 4 anni fa

PUNTO 1-Bankitalia, Bce allontana effetti positivi quote su banche

* L‘Italia rispetti i principi contabili Ias

* Bankitalia agisca “prudentemente”

* Censura per Saccomanni, avrebbe dovuto attendere il parere (Aggiunge fonte vicina a dossier e contesto, cambia titolo)

ROMA, 30 dicembre (Reuters) - Le quote rivalutate di Bankitalia avranno effetti positivi sul patrimonio di vigilanza delle principali banche italiane nel 2015.

Nel pubblicare l‘atteso parere al decreto che aumenta a 7,5 miliardi il capitale di Via Nazionale, la Banca centrale europea (Bce) chiede all‘Italia di rispettare i principi contabili internazionali, accogliendo le riserve della Bundesbank.

“È importante che la ricapitalizzazione risulti sempre pienamente conforme al quadro prudenziale e al sistema contabile dell‘Unione e, in particolare, che le regole sulla riclassificazione degli strumenti finanziari di cui agli IAS e IFRS non siano violate”, spiega Francoforte nel parere.

“Inoltre, dovrebbe essere assicurata una coerente applicazione dei principi guida dettati dagli Ifrs in materia di stima del valore equo”.

Il lessico è da addetti ai lavori. La sostanza è che la Bce ha vietato il passaggio delle quote dal comparto ‘Afs’, attività disponibili per la vendita, al comparto Hft, ‘attività disponibili per la negoziazione’.

Cosa questo significhi lo aveva anticipato il governatore della Banca d‘Italia, Ignazio Visco, il 12 dicembre in Senato.

Intanto, l‘aggiornamento delle quote non avrà effetti sui bilanci al 31 dicembre 2013, la data rilevante per l‘Asset quality review della Bce.

Inoltre, le plusvalenze non realizzate sulle partecipazioni potranno essere incluse già dal 2014 nel Common equity tier1 (Cet1) se le quote sono valutate al fair value con impatto in conto economico, come le Hft.

La partecipazione sarà esclusa dal Cet1 nel 2014 se è classificata come Afs.

IL TRATTAMENTO CONTABILE

Il problema è che oggi le quote sono iscritte “in massima parte” nel comparto Afs, ricorda una fonte vicina al dossier. E a livello di bilancio consolidato gli Ias vietano il passaggio nel portafoglio ‘attività detenute per la negoziazione’.

Una situazione in cui ricadono Unicredit (22,1%), Banca Mps (2,5%) e Banca Carige (4%).

Intesa San Paolo, il primo azionista di Bankitalia, iscrive il suo 42,4% tra le immobilizzazioni.

Le banche italiane hanno chiesto di utilizzare le partecipazioni almeno per colmare i deficit patrimoniali che dovessero emergere dall‘esercizio della Bce, i cui risultati sono attesi a novembre del 2014.

Il parere della Bce lascia aperta questa possibilità, passando la palla a Bankitalia.

A partire dal 2015, infatti, Via Nazionale può permettere alle banche di iscrivere le quote, classificate come Afs, nel patrimonio di migliore qualità.

Ma “ciò comporta l‘obbligo di includere, a partire da quella data, anche il 100% delle minusvalenze conseguite e non realizzate”, aveva avvertito Visco.

L‘alternativa, spiega la fonte, è “un‘inclusione graduale delle quote nel Cet1: il 40% nel 2015, il 60% nel 2016, l‘80% nel 2017 e il 100% al 2018%”.

“Tutto questo potrà essere influenzato dall‘Autorità bancaria europea”, aggiunge la fonte.

LE CESSIONI DI UNICREDIT E INTESA

Unicredit e Intesa hanno dalla loro un asso da giocare. Avendo oltre i due terzi delle quote, possono vendere la parte eccedente il tetto del 3% fissato dal decreto. In questo caso i proventi andrebbero ad accrescere il patrimonio di vigilanza.

Bankitalia ha dato la propria disponibilità ad essere un acquirente temporaneo. Bisognerà vedere i tempi delle operazioni.

Nel valutare gli acquisti temporanei e i criteri per l‘erogazione dei dividendi, la Bce raccomanda alla banca centrale italiana di “agire prudentemente” e di mantenere “adeguati presidi contro i rischi”.

Nel parere c‘è anche spazio per una tirata d‘orecchie al ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni.

Il governo ha varato il decreto legge il 27 novembre, mentre la Bce ha ricevuto la richiesta di valutazione il 22.

Francoforte sottolinea che, “anche in casi di estrema urgenza, le autorità nazionali non sono esonerate dall‘obbligo di consultare la Bce e di accordarle un tempo sufficiente a consentire che il suo parere sia tenuto in considerazione”.

“Poichè l‘approvazione di disposizioni normative prima della pronuncia del parere della BCE o della scadenza del termine stabilito equivale a un caso di non consultazione, la BCE desidera richiamare l‘attenzione del ministero circa il rispetto della procedura di consultazione7, tenuto conto, in particolare, della rilevanza della normativa per la Banca d‘Italia e l‘Eurosistema”, prosegue il parere.

(Giuseppe Fonte)

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