19 dicembre 2013 / 17:59 / tra 4 anni

PUNTO 1-Unione bancaria, Letta: condizioni per un buon accordo

* Letta insiste su mutualizzazione costi liquidazione banche

* Accordo Ecofin non prevede backstop Esm in fase transizione

* Presidente parlamento Ue minaccia di bocciarlo (Aggiorna con Draghi, Schulz)

BRUXELLES, 19 dicembre (Reuters) - Enrico Letta vede le condizioni per raggiungere “un buon accordo” sull‘unione bancaria al vertice dei capi di Stato e di governo che inizia oggi a Bruxelles e che deve mettere a punto “strumenti mutualizzati europei”.

“Mi sembra che ci siano le condizioni perché sia un buon accordo”, ha detto il capo del governo.

“L‘accordo sarebbe un passo avanti per i risparmiatori, che non saranno più chiamati, com‘è stato invece in passato, a salvare le banche in crisi. Saranno le banche stesse [a finanziare le liquidazioni] e saranno strumenti mutualizzati europei”.

L‘intesa raggiunta ieri sera dai ministri delle Finanze non ha raccolto la richiesta di Italia Francia e Spagna di consentire un uso diretto del denaro del fondo salva Stati (Esm) per far fronte alle difficoltà di un istituto di credito dell‘area.

La Bce guarda con favore all‘accordo raggiunto. “È un importante passo verso il completamento dell‘unione bancaria”, ha detto il numero uno della Bce, Mario Draghi, sottolineando la necessità di rapidi colloqui col Parlamento europeo per la finalizzazione del provvedimento.

Proprio il presidente tedesco del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha usato parole fortemente critiche e minacciato di respingere l‘accordo nella sua attuale formulazione.

“Se approvassimo l‘intesa Ecofin sull‘unione bancaria non si tratterebbe solo di una occasione perduta. Commetteremmo anche il peggior errore possibile nella gestione della crisi”, ha detto Schulz.

Guntram Wolff, direttore del think tank Bruegel, esprime delusione.

“L‘Esm è chiaramente fuori gioco, non ci sarà alcuna ricapitalizzazione diretta delle banche”, ha detto Wolff a Reuters. “Da questo punto di vista si tratta di una soluzione chiaramente insoddisfacente e insufficiente per rompere il circolo vizioso tra banche e titoli sovrani”.

LE RICHIESTE TEDESCHE

Nei colloqui di ieri sera il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha tenuto il punto: il denaro dei contribuenti europei, nella forma dell‘Esm, non sarà utilizzato come backstop nella fase di transizione dell‘unione bancaria.

L‘accordo prevede la costituzione di un fondo di risoluzione di 55 miliardi di euro finanziato dalle banche, che entrerà a regime in 10 anni. Questione cruciale era decidere chi interviene negli anni in cui il fondo non ha ancora accumulato risorse sufficienti.

La Germania ha ottenuto che siano i paesi stessi a farsene carico una volta aggrediti creditori e investitori.

Berlino è anche riuscita ad evitare che la Commissione europea fosse l‘unica a decidere sulla chiusura di una banca. Ad avere voce in capitolo saranno anche i governi nazionali e il consiglio di risoluzione (Srb).

Gli economisti di J.P. Morgan hanno apprezzato i termini dell‘intesa Ecofin, dicendo che chi si aspettava ricapitalizzazioni finanziate su larga scala dai contribuenti erano destinati ad essere delusi.

“La Germania ha fatto muro contro una mutualizzazione ex ante delle esposizioni bancarie, ma l‘impegno per una mutualizzazione dei costi nel tempo suggerisce che la posizione di Berlino sarebbe più morbida se le turbolenze dei mercati dovessero riaccendersi”, scrive Malcolm Barr in una nota.

All‘ordine del giorno del vertice Ue anche i cosiddetti accordi contrattuali, ossia strumenti che rafforzino le raccomandazioni della Commissione agli Stati membri dell‘Unione fino quasi a renderle vincolanti in cambio di un sostegno finanziario per effettuare le riforme (i tre strumenti finora menzionati sono finanziamenti, prestiti e garanzie).

“Discuteremo anche di questo. Noi siamo favorevoli a che ci siano incentivi per fare le riforme. Io affronto questa discussione senza timori, forte delle nostre ragioni, forte anche del fatto che l‘Italia ha i conti a posto e quindi non abbiamo nulla da temere da Bruxelles”, ha detto Letta.

(Noah Barkin)

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