19 dicembre 2013 / 13:17 / 4 anni fa

PUNTO 1-Confindustria: Italia "su filo rasoio", politica non raccoglie allarme

(Ripete titolo)

* Confindustria vede pericolo tenuta sociale

* Csc: in scenario peggiore Pil piatto nel 2015

di Antonella Cinelli

ROMA, 19 dicembre (Reuters) - L'Italia cammina "sul filo del rasoio" nonostante la fine della recessione, secondo Confindustria, che oggi ha rivisto al ribasso le proprie stime macroeconomiche. E che denuncia che i suoi ripetuti allarmi non siano stati raccolti dal mondo politico.

Se da una parte si rilevano "molti segni di grande vitalità e buone carte da giocare", dall'altra "esistono rischi al ribasso", si legge nel rapporto 'La difficile ripresa. Cultura motore dello sviluppo', elaborato dal Centro studi di Confindustria (Csc).

"Non c'è nessun Paese dentro e fuori l'Europa in cui le lancette dell'economia siano tornate così indietro nel tempo a causa della crisi", ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sottolineando che di fronte alle denunce sulla situazione del Paese "le reazioni della politica sono come se il messagio fosse non pervenuto!".

"Ai ritmi ipotizzati il Pil italiano non tornerà ai valori del 2007 prima del secondo trimestre 2021", ha spiegato Squinzi, indicando come risorsa cruciale per la crescita del Paese la cultura in tutte le sue declinazioni.

Le previsioni mostrano un peggioramento del Pil 2013 al -1,8% (in linea con gli obiettivi programmatici del governo) dal -1,6% della stima di settembre, mentre il Pil 2014 è visto stabile a 0,7%. Per il 2015, il Centro studi di Confindustria (Csc) vede un Pil all'1,2%. Per il 2014 e il 2015 il Tesoro stima rispettivamente 1% e 1,7%.

Csc rivede poi al ribasso la crescita del trimestre in corso, a 0,2% da 0,3%, e vede quello del primo trimestre 2014 allo 0,3%.

Il deficit/Pil 2013 è visto stabile al 3%, quello del 2014 al 2,7% (da 2,6%), quello 2015 al 2,4%.

Csc dà il debito/Pil 2013 al 132,6% (da 131,7%), nel 2014 al 133,7% (da 132,3%), vede il rapporto per il 2015 al 132%.

Ma data la precarietà della situazione, Confindustria segnala che "il pericolo maggiore è il cedimento della tenuta sociale".

Csc prevede un aumento dell'attività produttiva e della domanda interna nel prossimo biennio, ma sottolinea che non per questo si può parlare di "ripresa", dal momento che il Paese deve fare i conti con i danni prodotti dalla crisi, "commisurabili solo con quelli di una guerra".

"GOVERNO PIU' STABILE VADA OLTRE LEGGE STABILITA'

"Se nelle previsioni alcune forze sono favorevoli alla "ricostruzione" dell'Italia - accelerazione della domanda mondiale, politiche di bilancio meno restrittive nell'Eurozona, politica monetaria ultraespansiva - Confindustria avverte però che "soffieranno anche venti contrari".

Per questo il Csc, spiega il capo economista Luca Paolazzi, ha elaborato anche uno scenario "più pessimistico e non ipotetico" in cui si combinano un sistema Paese fragile e gli effetti del credit crunch, con un Pil 2014 allo 0,4% e un'interruzione della crescita già nel 2015, e il peso del debito pubblico più elevato, al 133,3%.

Tuttavia il Csc è più propenso a credere che "il credit crunch si allenterà fino a trasformarsi in aumento dei prestiti nel 2015".

Il rapporto sugli scenari economici sottolinea infatti che un'altra forza a favore della ripresa è "la maggiore fiducia tra banche che deriverà dalla perlustrazione della qualità dei loro bilanci".

"Gli istituti italiani hanno poco da temere e molto da guadagnare, sottostando di continuo ai severi criteri della Banca d'Italia".

In un Paese in cui dal 2007 il Pil totale è diminuito del 9,1% e quello pro-capite dell'11,5%, con le imprese che continuano a chiudere, Confindustria auspica che il governo, oggi più stabile dopo i recenti riassetti nella maggioranza, abbia la forza di adottare "riforme coraggiose".

"Guardando al 2014, auspico che la rinnovata stabilità di governo con questa nuova maggioranza possa attuare quelle misure necessarie per il Paese che non hanno trovato spazio nella Legge di stabilità", spiega l'Ad di Enel Fulvio Conti, vicepresidente degli industriali, che cita taglio drastico del cuneo fiscale, lotta all'evasione e una decisa spending review, riforma dell'assetto istituzionale, semplificazione del quadro normativo.

Ma Squinzi denuncia che per via dei rinvii e tatticismi della politica le riforme rischiano "di tornare alla casella di partenza", alimentando così "il terrenno fertile su cui cresce rigogliosa la pianta dell'antipolitica".

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