Referendum trivelle, manca quorum, ora occhi a voto su Costituzione

lunedì 18 aprile 2016 08:47
 

ROMA, 18 aprile (Reuters) - Il cosiddetto referendum sulle trivelle, che potrebbe essere l'ultima consultazione con le vecchie regole prima della definitiva attuazione della riforma costituzionale, si è concluso senza quorum, con un successo politico per il premier Matteo Renzi e la conferma degli impianti offshore entro le 12 miglia di Eni ed Edison.

Il dato definitivo sull'affluenza, diffuso questa mattina dal sito web del ministero dell'Interno, dice che si sono recati alle urne il 31,18% degli aventi diritto (tenuto conto anche degli elettori all'estero), quasi 19 punti percentuali in meno della soglia minima per i referendum abrogativi.

L'unica regione in cui ha votato oltre il 50% degli elettori è stata la Basilicata, teatro dell'inchiesta sulla presunta corruzione per la realizzazione di un progetto petrolifero che ha coinvolto anche politici Pd e ha portato alle dimissioni il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (che non è però indagata).

La consultazione era stata promossa da nove consigli regionali (sette a guida Pd) che volevano abrogare le norme sulle concessioni degli impianti già esistenti per l'estrazione di gas e petrolio entro 12 miglia dalla costa e dalle riserve. La legislazione attuale proibisce infatti la costruzione di nuove piattaforme entro quella distanza.

Nelle urne, sì ha ottenuto oltre l'85% dei voti. Ma il risultato del referendum, appunto, è nullo per mancanza di quorum.

Il premier e segretario del Pd Renzi, che aveva invitato gli elettori all'astensione affermando che lItalia ha ancora bisogno del gas e petrolio estratto e che la chiusura degli impianti avrebbe provocato migliaia di licenziamenti, ha salutato ieri sera il risultato dicendo che "la demagogia non paga".

"Gli sconfitti non sono i cittadini che sono andati a votare: chi vota non perde mai", ha detto ancora Renzi. "Massimo rispetto per chi va a votare. Ma gli sconfitti sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che ha voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche". Parole che suonano come una critica soprattutto a Michele Emiliano, presidente Pd della Puglia, recentemente critico verso Renzi.

La questione delle trivelle, archiviato il referendum, potrebbe trasferirsi ora a Bruxelles, perché secondo le associazioni ambientaliste la regola che consente di fatto alle compagnie energetiche di continuare a sfruttare una concessione fino all'esaurimento dei giacimenti sarebbe contraria alla normativa Ue su gare e appalti.

Ma nel frattempo, l'attenzione della politica e della maggioranza si sposterà subito sulle prossime amministrative di giugno (vanno al voto città come Roma, Milano, Torino, Napoli) e soprattutto sul referendum costituzionale di ottobre, che Renzi ha di fatto indicato come un plebiscito anche sul proprio governo.   Continua...