8 marzo 2016 / 18:23 / 2 anni fa

Bpm-Banco Popolare, domani incontro in Bce, su merger clima nebuloso - fonti

di Andrea Mandala

MILANO, 8 marzo (Reuters) - I vertici di Bpm e Banco Popolare sono attesi domani in Bce a un incontro per verificare le rispettive posizioni sul progetto di fusione, al momento in standby per la perplessità dell‘Authority su alcune questioni relative alla governance e alla gestione degli Npl.

Secondo alcune fonti vicine alla situazione, l‘incontro potrebbe comunque non essere risolutivo. La Bce potrebbe imporre altri correttivi che porterebbero ad allungare ulteriormente i tempi o a congelare l‘operazione.

“E’ un rebus, il clima è nebuloso e fare previsioni è difficile. Il rischio è che più la questione si trascina a lungo più il progetto si può impantanare”, dice una fonte che non esclude un rinvio delle trattative in attesa che alcuni nodi vengano sciolti.

“La partita è aperta ma ho molti dubbi che quello di domani possa essere un incontro risolutivo”, aggiunge un‘altra fonte.

Secondo alcune fonti, dopo gli ultimi aggiustamenti non ci sarebbero altri spazi per ulteriori cambiamenti ma c‘è chi non esclude la possibililità di nuove limature e soluzioni di compromesso.

La Bce ha chiesto ulteriori sforzi rispetto al piano originario in termini di smaltimento di crediti deteriorati (14 miliardi netti per il Banco Popolare e 3,6 miliardi per Bpm) e snellimento della governance.

I due istituti hanno escluso più volte di ricorrere ad un aumento di capitale e l‘ultima versione del piano contempla un piano di smaltimento degli Npl in un orizzonte di due anni e mezzo-tre, la metà degli anni ipotizzati nel progetto originario.

C‘è però chi ipotizza che Francoforte un aumento di capitale lo abbia comunque richiesto perchè vuole che il nuovo gruppo abbia ratio patrimoniali più alti rispetto alle due banche standalone. Ipotesi che, come sottolineanto in diverse occasioni l‘AD del Banco Pier Francesco Saviotti, metterebbe a serio rischio l‘operazione.

Altro tema caldo è la creazione di una Bpm Spa sotto il nuovo gruppo, che raggruppi gli sportelli lombardi delle due banche, dotato di un proprio consiglio (7-9 membri) e autonomia per un periodo di tre anni.

Una soluzione non gradita a Francoforte, preoccupata anche che questa soluzione possa creare un precedente per altre operazioni di fusione tra popolari, dove le istanze degli stakeholder radicati nel territorio generalmente sono molto forti.

“La Bce è estremamente attenta e non vuol fare passi falsi. E’ certamente meno abituata a certi bizantinismi italiani. Questa forma di governance è complessa ma ha i suoi motivi, visto che parliamo dell‘unione di due ex popolari. Bisogna essere pragmatici se si vuole fare un matrimonio”, dice la fonte.

Secondo alcune fonti sindacali, quella della creazione di una entità legale Bpm Spa autonoma, anche per un periodo limitato, è una ‘condicio sine qua non’ che sarebbe posta in ogni caso, a prescindere dal partner.

La spinta da parte di molte forze interne alla banca, tra la base sindacale, a mantere lo status-quo senza aggregazioni forzate è molto forte, tuttavia mediazioni sono possibili, suggeriscono le fonti.

Sempre in tema di governance la Bce ha chiesto una struttura più snella, con non più di 15 membri mentre le banche avevano previsto un board con 19 membri che le due banche vorrebbero mantenere in via transitoria per il primo mandato.

-- hanno collaborato Silvia Aloisi e Stefano Bernabei

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