24 settembre 2015 / 12:45 / tra 2 anni

Ministero Sanità chiede studio su filtri diesel dopo monito Procura

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 24 settembre (Reuters) - Il ministero della Salute ha chiesto all‘Istituto superiore di sanità uno studio sui filtri anti-particolato (Fap) usati dal 2008 su milioni di veicoli diesel, a seguito di una segnalazione del procuratore di Roma.

Secondo il magistrato, in Italia non vengono effettuate verifiche sul corretto funzionamento nel corso del tempo dei sistemi montati sui diesel che servono a ridurre l‘emissione di polveri nocive per la salute.

Lo ha riferito oggi a Reuters il capo ufficio stampa del ministero della Salute.

Una fonte vicina al ministro dell‘Ambiente ha detto che anche il ministero sta esaminando la questione.

La vicenda non è legata allo scandalo della Volkswagen, che ha ammesso nei giorni scorsi di aver ingannato le autorità Usa in merito alle emissioni delle proprie auto alimentate a diesel, ma getta dubbi sulle misure di protezione della salute e dell‘ambiente legate a questo tipo di motori.

“Il ministero ha chiesto all‘Iss un approfondimento su questo filtro (Fap), dopo aver ricevuto la lettera del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone”, ha detto il responsabile dell‘ufficio stampa del ministero della Salute.

“Il rapporto con la Procura è continuo e positivo”, ha aggiunto la fonte del ministero dell‘Ambiente.

LA LETTERA DEL PROCURATORE

L‘8 luglio scorso, Pignatone ha inviato una lettera, di cui Reuters ha letto il testo, ai ministri dei Trasporti, della Salute e dell‘Ambiente, segnalando la questione del funzionamento dei Fap.

La vicenda nasce dalla denuncia presentata da alcune associazioni dei consumatori e da una società, la Dukic Day Dream, che produce una tecnologia alternativa ai Fap.

Nel fascicolo (trasmesso nel 2014 dai giudici di Terni a quelli di Roma per competenza) si ipotizzano i reati di falso e abuso d‘ufficio, per la presunta “cospirazione” di alcuni dirigenti del ministero dei Trasporti contro la Dukic, al fine di non omologare il suo sistema di eliminazione del particolato.

La Procura di Roma ha già chiesto l‘archiviazione dell‘indagine, non ritenendo evidentemente che la vicenda abbia un rilievo penale. Ma il procuratore ha scritto ai ministeri per segnalare i dubbi emersi sui potenziali rischi per la salute legati all‘applicazione della normativa, cioè di due regolamenti del 2008 e di una legge del 2010 che recepisce una direttiva dell‘Unione Europea.

“Il rilascio delle omologhe dei Fap è avvenuto per anni, e si ha modo di ritenere che avvenga ancora, senza alcuna verifica del corretto funzionamento dei suddetti sistemi nel lungo periodo”, scrive Pignatone.

In Italia i due filtri Fap più utilizzati sono il “Feelpure” di Pirelli Eco Technology e il Rf-Fia di Iveco.

“In buona sostanza, in relazione ai sistemi omologati e poi montati sulle vetture in circolazione, il ministero (dei Trasporti) non ha effettuato alcun controllo sull‘esito finale e sul concreto svolgimento delle suddette prove; non ha mai ricevuto né mai richiesto ai produttori la documentazione inerente la conclusione positiva delle prove di durabilità”, dice ancora il magistrato.

Per ora Cnh Industrial, controllante Iveco, ha preferito non commentare.

La lettera cita i pareri di tecnici ed esperti che hanno denunciato la pericolosità dei Fap, perché in particolare in fase di rigenerazione del filtro il particolato accumulato viene espulso e si trasforma in “nanoparticolato”, cioè polveri sottilissime molto nocive per la salute umana.

Non è stato per il momento possibile avere un commento dal ministero dei Trasporti.

-- Ha collaborato Gavin Jones

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