16 settembre 2015 / 15:48 / 2 anni fa

RPT-PUNTO 1-Telecom Italia, difficile conversione risparmio se sconto non si allarga - fonti

(Precisa percentuale azioni risp su capitale totale)

di Stefano Rebaudo e Pamela Barbaglia

MILANO, 15 settembre (Reuters) - La conversione delle azioni di risparmio Telecom Italia rischia di vedere la luce il prossimo anno o comunque quando lo sconto con le ordinarie si sarà ampliato rispetto ai livelli attuali, all‘incirca al 20%, secondo alcune fonti vicine alla vicenda.

L‘operazione, che dovrebbe prevedere un premio per gli azionisti di risparmio che decidessero di convertire, è un altro passo da parte dell‘AD Marco Patuano per ridurre il debito e creare valore per i soci, proprio ora che il suo operato è sotto la lente del nuovo azionista Vivendi.

Il gruppo potrebbe avere un incasso di circa 560 milioni di euro ai prezzi attuali di mercato, con uno spread attorno a 15%.

Le azioni sono onerose, perchè comportano il pagamento di un dividendo speciale ogni anno. Nel 2015 è di circa 160 milioni, in assenza di cedola per le ordinarie.

Le azioni di risparmio sono 6,026 miliardi, il 30% circa del totale di 19,5 miliardi.

Nel corso degli ultimi sei mesi, prima delle dichiarazioni dell‘AD Marco Patuano a inizio agosto su una possibile decisione di conversione, avevano uno spread medio superiore al 20%.

Oggi dopo la notizia, lo spread è aumentato di oltre il 7%, passando da 16,1 fino a 17,3 centesimi.

L‘ipotesi cui si sta lavorando è quella della conversione con conguaglio di un‘azione di risparmio per ogni ordinaria, con un concambio 1 a 1.

Il conguaglio, cioè la cifra che ogni azionista dovrà dare a Telecom per avere un‘azione ordinaria, potrebbe essere pari alla metà dello sconto tra risp e ord al momento dell‘annuncio.

Nell‘ipotesi di uno spread pari al 20%, il singolo azionista per convertire dovrà pagare a Telecom il 10%, ma otterrà ordinarie che valgono il 20% in più delle sue risparmio.

Questi valori sono considerati dalla società un incentivo sufficiente per entrambe le parti a portare a termine l‘operazione con successo.

In buona sostanza, Telecom e i soci risp incasseranno in un rapporto di circa 50-50 il sovrapprezzo che il mercato dà alle ordinarie rispetto alle risp.

Se questo sovrapprezzo dovesse sparire o ridursi eccessivamente, come successo nelle ultime settimane, l‘operazione diventerebbe più difficile da realizzare o comunque meno remunerativa per entrambe le parti.

A inizio dello scorso anno importanti fondi esteri sono emersi come detentori di quote significative delle risparmio.

In particolare, secondo le comunicazioni alla Sec, al febbraio del 2014, Massachusetts Financial Services Company (Mfs) deteneva il 5,7% delle azioni della categoria, Brandes Investment Partners detiene il 5,8%.

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