3 settembre 2015 / 08:14 / tra 2 anni

Jobs act, domani ok finale a decreti, no a solidarietà espansiva

* Niente di fatto per Telecom, misura troppo onerosa

* Proroga cig per ristrutturazioni Ilva, Lucchini e Whirlpool

* Fondo per cig straordinaria se c‘è nuovo acquirente

* Su controlli a distanza dei lavoratori verso linea dura

di Francesca Piscioneri

ROMA, 3 settembre (Reuters) - Domani gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs act saranno licenziati dal governo in via definitiva, consentendo a Matteo Renzi di completare la riforma economica chiave del suo esecutivo, quella sul mercato del lavoro.

Restano a bocca asciutta Telecom Italia e alcune altre aziende che con insistenza avevano chiesto all‘esecutivo di finanziare la cosiddetta solidarietà espansiva, ovvero una riduzione dell‘orario di lavoro e della retribuzione di alcuni dipendenti per favorire nuove assunzioni.

In sostanza, si chiedeva che lo Stato integrasse in parte la decurtazione di stipendio e di orario che il lavoratore, prevalentemente vicino alla pensione, avrebbe sopportato per fare spazio ai nuovi arrivati.

Per solidarietà difensiva si intende invece una riduzione dell‘orario per evitare licenziamenti.

La norma non è stata introdotta perché troppo onerosa, fanno sapere dal governo.

Telecom aveva subordinato i propri piani di crescita occupazionale alla elargizione di queste risorse tanto che a metà giugno il presidente del gruppo, Giuseppe Recchi, aveva definito a rischio le 4.000 assunzioni annunciate senza solidarietà espansiva.

“Alcune grandi aziende ci chiedevano incentivi per i lavoratori, una sorta di cig, che integrasse la retribuzione mancante, ma il costo stimato era di alcune decine di migliaia di euro per ciascuno. La Ragioneria avrebbe bocciato la misura”, ha spiegato Stefano Sacchi, consulente del ministero del Welfare sugli ammortizzatori sociali e docente alla Statale di Milano.

Nel provvedimento c‘è solo, “rinfrescata”, la vecchia norma che prevede incentivi alle imprese e non ai lavoratori, ha aggiunto Sacchi.

I decreti, in scadenza a metà settembre e già attesi al traguardo la scorsa settimana, riguardano la controversa questione dei controlli a distanza, il riordino di cassa integrazione e contratti di solidarietà, la razionalizzazione e semplificazione dell‘attività ispettiva e la riforma delle politiche attive.

Rispetto alla prima versione, il decreto sugli ammortizzatori sociali mantiene la cancellazione della cassa integrazione straordinaria in caso di cessazione dell‘attività di impresa ma, qualora fosse pronto a subentrare un nuovo acquirente, sarà possibile usufruire della cigs ancora per 12 mesi nel 2016, 9 mesi nel 2017 e 6 nel 2018, attingendo da un fondo di 50 milioni all‘anno per il triennio.

Un altro fondo da 90 milioni per il 2017 e 100 milioni per il 2018 è previsto per continuare a elargire la cassa straordinaria oltre i termini di legge nei casi di grandi ristrutturazioni aziendali come Ilva, Lucchini e Whirlpool, per le quali ci sia un accordo sottoscritto entro fine luglio 2015 (e non entro fine maggio come previsto in precedenza).

Sui controlli a distanza, norma che modifica l‘articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, il governo sembra intenzionato a mantenere la linea dura autorizzando l‘uso delle informazioni ricavate da Gps e telecamere ai fini disciplinari, previa informazione del lavoratore e nel rispetto della privacy. Ma sul tavolo, riferisce un adviser del governo, c‘è ancora anche la proposta di Cesare Damiano, della minoranza Pd, che ha chiesto di escludere i dati raccolti attraverso le telecamere.

Probabilmente è su questo tema, sul quale si consuma l‘ennesimo scontro interno al partito del premier, che si è deciso di far slittare l‘esame dei decreti la scorsa settimana.

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