August 10, 2015 / 1:00 PM / 2 years ago

Manifattura in ripresa in 2014 grazie ad export, bene auto e lusso - studio

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MILANO, 10 agosto (Reuters) - La manifattura italiana l'anno scorso ha fornito chiari segnali di ripresa, legati essenzialmente all'export e con il traino dell'automotive e del fashion, mentre i tasti dolenti sono rappresentati da servizi e consumi interni.

E' quanto emerge dai dati cumulativi di 2.055 società (il 50% del fatturato industriale e manifatturiero, il 35% di quello di trasporti e grande distribuzione), rapporto a cura dell'ufficio studi di Mediobanca.

Lo studio riguarda la casa madre delle aziende e le principali controllate italiane, quindi non i bilanci consolidati; in pratica, considera circa un terzo della manifattura con sede in Italia, escludendo la produzione che avviene fuori dai confini.

Se si guarda al dato complessivo si può concludere che la crisi non sia finita: le imprese esaminate da Mediobanca, infatti, nel 2014 hanno registrato un calo delle vendite del 2,2%. Analizzando i numeri, però, emerge la ripresa della manifattura: +1,1%. In particolare, la manifattura di grandi dimensioni ha visto il fatturato crescere del 4,8%, grazie soprattutto all'impatto del gruppo Fca (senza il Lingotto, infatti, il dato avrebbe registrato una flessione dello 0,1%).

Le note stonate sono arrivate dalle imprese pubbliche (-5,7%), affossate dall'impatto di petrolio (-11,1%) ed elettricità/gas (-3,4%).

Boom dei contractor di opere pubbliche (+6,1%), sostenuti dai cantieri all'estero, che trascinano il comparto delle costruzioni (+14,6%). Interessante, a livello settoriale, la ripresa dei trasporti (+11%), trainati dal risanamento delle FS e dal rilancio dei noli navali esteri.

Margini E Investimenti Risalgono, Ma Lontani Da Pre-Crisi

Dal 2008 il fatturato delle 2.055 aziende è sceso del 4,3%, ma le medie imprese hanno addirittura superato i livelli pre-crisi (+3,4%). A livello settoriale ottime performance, nell'arco 2008-2014, di pelli e cuoio (+33,6%), contractor, alimentare e utilities; male prodotti per l'edilizia (-38,7%), editoria (-36,8%) e tlc (-24,1%), comparti che, attraversando una lunga fase di crisi strutturale, occupano il fondo della graduatoria se s'incrociano le variazioni di marginalità e fatturato nel lungo termine.

Non si arrestano i tagli al personale, principale strumento attraverso il quale le aziende hanno recuperato competitività: dal 2008, infatti, la base operaia è calata dell'8,5% e i colletti bianchi del 2%.

Da notare che le aziende estere presenti in Italia dal 2008 al 2014 hanno tagliato il 17,9% degli operai e il 6,8% degli impiegati.

In rimonta la marginalità netta: +2,5% il totale dell'anno scorso. Pelli e cuoio (le grande firme della moda), alimentari, contractor, utilities e farmaceutica hanno superato i margini del 2007. Nel complesso, però, dal 2007 la marginalità è scesa del 25,5%, con una manifattura che ha perso il 21,5%.

Altro dato positivo è rappresentato dalla ripresa degli investimenti nel 2014: +9,1% il totale (+3,9% la sola manifattura). Nel periodo 2005-2014, peraltro, il dato degli investimenti resta in pesante flessione: -31,1%.

Spicca, poi, la prima crescita di competitività dal 2010: +5,2%. Certo, si tratta di un recupero di competitività dovuto essenzialmente agli efficientamenti (tagli occupazionali) e non a uno sviluppo reale. In effetti, il differenziale tra produttività e costo del lavoro l'anno scorso è sceso a tre punti, minimo dal 2010, ma negli ultimi cinque anni l'occupazione è calata del 3%.

Da notare, infine, che le aziende hanno dovuto fare i conti con una riduzione marcata dei finanziamenti bancari: dal 2012 al 2014, infatti, lo stock di debito bancario (inteso come saldo fra prestiti e rimborsi) è sceso di 15,8 miliardi; il peso dei finanziamenti bancari sul debito complessivo è calato al 29,1% dal 37,1% del 2005.

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