June 12, 2015 / 4:19 PM / 2 years ago

Banche Popolari, entro metà ottobre roadmap su trasformazione Spa

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di Andrea Mandalà

MILANO, 12 giugno (Reuters) - Entro metà ottobre le banche popolari dovranno predisporre la loro roadmap con le iniziative e tempistiche per adeguarsi alla riforma voluta dal governo Renzi che prevede l'obbligo per gli istituti con attivi superiore a 8 miliardi a trasformarsi in Spa entro 18 mesi.

La scadenza deriva dalle disposizioni secondarie di attuazione della riforma delle banche popolari emanate ieri sera dalla Banca d'Italia e con cui la Vigilanza ha chiarito in particolare i criteri di determinazione della soglia dell'attivo e le condizioni sul diritto di recesso.

Un passaggio decisivo che fa scattare il conto alla rovescia per la storica riforma che favorirà il consolidamento del settore.

Il termine dei 18 mesi scatta dall'entrata in vigore del decreto di recepimento della direttiva 2013/36/UE, conosciuta come la CRD IV, che potrebbe essere pubblicato nelle prossime ore. Tra la pubblicazione e l'entrata in vigore della norma intercorrono generalmente 15 giorni (vacatio legis).

Le banche avranno dunque tempo fino alla fine di dicembre 2016 per trasformarsi in Spa ma già alcune hanno dichiarato l'obiettivo di convocare l'assemblea straordinaria entro la fine di quest'anno.

Un primo passo riguarda una "prima verifica del valore dell'attivo". Questa dovrà essere effettuata "dall'organo con funzioni di supervisione strategica (anziché dall'organo con funzione di gestione) entro 15 giorni" dall'entrata in vigore dell'aggiornamento della circolare, un aggiornamento della 285 del 2013.

Una volta verificato il superamento della soglia degli 8 miliardi, "l'organo con funzione di supervisione strategica" dovrà "entro 90 giorni...assumere e formalizzare in un apposito piano...le iniziative necessarie" per adeguarsi alla riforma, compresa la convocazione dell'assemblea. Le alternative sono la riduzione dell'attivo sotto la soglia, la trasformazione in Spa o la liquidazione volontaria.

La circolare specifica che "il piano individua le iniziative che si intendono assumere o proporre agli organi competenti e la tempistica prevista per la loro attuazione".

Sulla determinazione del valore dell'attivo la scelta del regolatore è stata quelle di utilizzare l'attivo segnalato ai fini di vigilanza al 31 dicembre 2014 anzichè quello di bilancio.

I gruppi che superano la soglia degli otto miliardi sono dieci: Banco Popolare, Ubi, Banca popolare dell'Emilia Romagna, Banca popolare di Milano , Banca popolare Vicenza, Veneto banca, Banca popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Banca popolare di Bari e Banca popolare dell'Etruria e del Lazio .

Diritto Di Recesso Limitato O Rinviato

Il punto più spinoso della riforma, e non esente da futuri risvolti, riguarda il diritto di recesso.

In deroga a quanto previsto dal codice civile, la Vigilanza ha posto dei limiti al rimborso delle azioni, anche in caso di recesso a seguito della trasformazione in Spa, con lo scopo di proteggere il patrimonio primario delle banche ed evitare fuoriuscite di capitale.

Nei dettagli il nuovo statuto dovrà prevedere una clausola che consente di "limitare o rinviare, in tutto o in parte e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni del socio uscente e degli altri strumenti di capitale computabili nel CET1". Queste decisioni "sono assunte dall'organo con funzione di supervisione strategica tenendo conto della situazione prudenziale della banca".

In sostanza si dovrà valutare non solo il rispetto dei requisiti minimi di capitale, ma anche "la complessiva situazione finanziaria, di liquidità e di solvibilità della banca o del gruppo bancario".

La questione del recesso è rilevante soprattutto per le banche non quotate oggetto delle riforma. Da tempo molti azionisti, come quelli di Pop Vicenza e Veneto Banca, lamentano difficoltà nella cessione delle azioni, nel frattempo svalutate, e vedevano nel recesso la possibile via di uscita.

Gli analisti non temono tuttavia particolari ripercussioni in termini di impatti patrimoniale. Secondo un broker italiano questi istituti "oggi presentano capital ratios di circa 400 punti base ai minimi regolamentari per cui ci sembra che il diritto di recesso possa essere esercitato anche se nel concreto non riteniamo vi sarà un'elevata percentuale di azionisti che ne faranno uso".

Esclusa Ipotesi 'Holding Popolare'

Le disposizioni di attuazione della Banca d'Italia non consentono infine ad una holding controllata dagli ex soci della popolare, di denetere "partecipazione totalitaria o maggioritaria nella spa bancaria o, omunque, tale da rendere possibile l'esercizio del controllo nella forma dell'influenza dominante".

E questo in linea con gli obiettivi della riforma che sono quelli di facilitare le operazioni di ricapitalizzazione delle banche anche mediante l'ingresso di investitori esterni e di ricorrere al mercato dei capitali.

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