Pirelli, opa ChemChina vincolata a prezzo 15 euro, delisting non cruciale -fonti

martedì 9 giugno 2015 17:47
 

MILANO, 8 giugno (Reuters) - Se Consob dovesse stabilire che il prezzo dell'opa che ChemChina e alleati italiani lanceranno su Pirelli è superiore ai 15 euro preannunciati, l'operazione non si farà. E se dopo l'offerta non sarà possibile togliere il titolo dalla Borsa non sarà un dramma.

Lo spiegano due fonti a diretta conoscenza della situazione, commentando la recente comparsa nell'azionariato con il 6% circa del private equity Usa Paulson.

"L'operazione è condizionata a una serie di circostanze, fra cui la conferma del prezzo di 15 euro per azione", dice la prima fonte. La seconda fonte conferma che se "cambiasse il prezzo dell'opa ciascuna delle due parti potrebbe recedere dal contratto".

"Visto che per il deal ci è voluto il via libera del governo cinese, non sarebbe per nulla automatica l'approvazione di una modifica" aggiunge.

L'operazione, annunciata a marzo, prevede che il 26,2% di Camfin venga venduto a una controllata di ChemChina. Gli attuali soci di Camfin, i russi di Lti (Rosneft ROSN.MM), Nuove Partecipazioni (Tronchetti e altri), Unicredit e Intesa Sanpaolo, reinvestiranno parte del ricavato, diventando azionisti della holding di controllo con una quota compresa tra 49,9 e 35% mentre ChemChina avrà il resto.

Ottenuto l'ok da un centinaio di antitrust nel mondo - quello dalla authority cinese è già arrivato - l'opa obbligatoria su Pirelli dovrà dunque ottenere il via libera di Consob. La Commissione, guardando a tutte le componenti dell'operazione, potrebbe stabilire che il prezzo pagato è superiore ai 15 euro annunciati.

L'ipotesi di una revisione al rialzo secondo le due fonti non ha fondamento. Ma c'è chi ricorda il precedente del 2013, quando, proprio su Camfin, Consob ha imposto un ritocco al rialzo al prezzo d'opa a 0,83 da 0,80 euro.

Fonti vicine alla Commissione fanno sapere che Consob, come in tutti gli altri casi, guarderà al prospetto dell'offerta quando giungerà agli uffici.

D'altra parte una controfferta sembra un'ipotesi molto ardua. "I competitor avrebbero problemi di antitrust enormi, l'operazione è amichevole nei confronti degli attuali azionisti e del management, mentre chi si mettesse contro farebbe un'operazione ostile anche al governo cinese, al mercato cinese che è il più grande al mondo", dice una delle fonti.   Continua...