April 30, 2015 / 4:23 PM / 2 years ago

PUNTO 1-Saipem, inizia l'era Cao e i fondi esteri chiedono più trasparenza

4 IN. DI LETTURA

* Deminor, 174 mln di danni per crollo azioni dopo profit warning

* Vergine respinge accuse, ricorso in Cassazione su multa Consob

* Ad uscente: "Società ha basi solide, combatte con i competitor" (Riscrive con nota, aggiunge dettagli, commenti)

di Giancarlo Navach

SAN DONATO, 30 aprile (Reuters) - Stefano Cao è il nuovo Ad di Saipem, l'azienda di ingegneristica e costruzioni controllata al 43% da Eni, come nelle attese. Alla presidenza, Paolo Andrea Colombo.

Stamani l'assemblea degli azionisti ha nominato il nuovo Cda che nella sua prima riunione ha scelto i vertici.

Esce di scena Umberto Vergine, il manager voluto dall'ax ad della major petrolifera, Paolo Scaroni, a dicembre del 2012 in sostituzione del vertice precedente guidato da Pietro Franco Tali a seguito di un'inchiesta su presunte tangenti che sarebbero state pagate da Saipem in Algeria.

Vergine ha guidato l'azienda in un periodo non facile, passato attraverso ben due profit warning che hanno fatto precipitare le azioni sul mercato assieme al crollo del prezzo del barile. Nel congedarsi con la stampa, Vergine ha sottolineato che "la società si appoggia su delle basi molto solide. Oggi Saipem è fatta di persone motivate che combattono commercialemente con i competitor e i risultati stanno andando verso la giusta direzione".

Dopo una parentesi lunga sette anni, dunque, Cao torna in casa Eni come amministratore delegato della controllata con l'obiettivo di imprimere una svolta e aprire la strada al deconsolidamento da parte della major, anche in un'ottica di public company, secondo quanto riferiscono alcune fonti a Reuters.

Cao ha lavorato per 25 anni in Saipem, lasciando l'incarico nel 2000 di presidente esecutivo per diventare direttore generale della divisione Exploration and Production di Eni dove è rimasto fino al 2008.

A movimentare l'assemblea degli azionisti odierna a San Donato la presa di posizione di Deminor che proprio ieri ha annunciato, per conto di 64 investitori istituzionali stranieri, un'azione legale presso il Tribunale civile di Milano per chiedere il risarcimento di circa 174 milioni di euro di danni subiti per il crollo del titolo nel periodo dal 13 febbraio 2012 al 14 giugno 2013, quando ci furono ben due profit warning.

"Ci aspettiamo che il futuro Cda faccia chiarezza su ciò che è realmente accaduto, questo è il primo passo per riguadagnare la fiducia degli investitori e del mercato", ha detto in assemblea il rappresentante di Deminor, Rosario Marcone. "Avevamo chiesta piena chiarezza sulle circostanze che hanno determinato la caduta del risultato operativo nel 2013 e il crollo delle azioni del 60% ma la società, anziché scegliere la strada della trasparenza, ha continuato a negare la reale rappresentazione dei fatti", ha aggiunto Marcone, ricordando la sanzione da 80.000 euro comminata dalla Consob a Saipem per il ritardo di 15 giorni nella comunicazione del profit warning del gennaio 2013, confermata dalla Corte d'Appello di Milano.

L'ad uscente Vergine si è limitato a ribadire la posizione del gruppo: "La società respinge le censure sollevate e si riserva di svolgere le difese in giudizio e ricorda che ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello e ha fatto appello alla Cassazione e su questo tema pende giudizio".

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