14 aprile 2015 / 16:28 / tra 2 anni

PUNTO 3-Ubi penserà a M&A dopo trasformazione SpA, no contatti Mps

(Aggiunge dichiarazioni Polotti e Moltrasio)

di Gianluca Semeraro e Andrea Mandala

MILANO, 14 aprile (Reuters) - Ubi Banca penserà a una nuova aggregazione dopo avere completato la trasformazione in società per azioni, quindi dopo l‘estate.

“Non ancora, prima facciamo gli statuti e le trasformazioni, ho sempre detto che prima si consolidano le regole e poi le banche, c‘è una certa coerenza”, ha dichiarato Victor Massiah, a margine del comitato esecutivo Abi, tornando a escludere contatti per un‘aggregazione con Mps.

Secondo una fonte vicina alla situazione, è probabile che l‘assemblea di Ubi sulla trasformazione in spa si svolga dopo l‘estate, e dunque la fase di consolidamento possa partire non prima dell‘autunno.

I vertici, in merito alla trasformazione in SpA, hanno assicurato di non aver intenzione di utilizzare tutti i 18 mesi a disposizione, anche se il tema è complesso.

L‘obiettivo è quello comunque di arrivare con la nuova governance prima dell‘assemblea del 2016 chiamata ad approvare il bilancio e a rinnovare le cariche sociali, hanno precisato i presidenti di Cds e Cdg Andrea Moltrasio e Franco Polotti durante un roadshow con i soci.

VERTICI UBI E MPS SMENTISCONO CONTATTI TRA BANCHE

Massiah, alla domanda se siano in corso contatti con Mps, ha gettato acqua sul fuoco, rispondendo: “Assolutamente no”. La stessa risposta è arrivata dal presidente di Mps Alessandro Profumo. “Nessun contatto. Sono dei nostri concorrenti come altre banche italiane”, ha detto.

Ubi è ripetutamente indicata da fonti del settore come principale candidata a un‘integrazione con Mps, a cui la Bce ha chiesto di trovare in tempi rapidi un compratore a causa della sua fragile situazione finanziaria. La banca toscana deve aumentare il capitale di 3 miliardi dopo la bocciatura riportata nell‘esercizio della Bce sugli attivi di bilancio.

L‘istituto senese sarebbe tuttavia un boccone alquanto indigesto per Ubi, nonostante quest‘ultima possa contare su solidi ratio patrimoniali e un eccesso di capitale da 1,7 miliardi, evidenziato negli stress test.

Oltre le difficoltà già note, venerdì scorso Mps ha annunciato di non aver superato lo Srep, l‘esercizio con cui la Bce valuta i dispositivi di governance delle banche, a causa anche dell‘alto livello dei crediti non performing e ha dichiarato di avere un‘esposizione verso Nomura, legata al derivato Alexandria, superiore a un terzo del proprio patrimonio di vigilanza.

Ecco perché alcune fonti vicine alla situazione vedono per Mps un coinvolgimento anche di Banco Popolare e Popolare Milano, oltre Ubi, per una fusione a tre-quattro soggetti o per uno spezzatino.

Entrambe le operazioni sono considerate difficili da realizzare: la prima per i profili industriali e di governance, la seconda per l‘impatto politico che avrebbe lo smembramento della banca più antica del mondo con sede in Toscana, regione di provenienza del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

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