ECONOMICA-Titoli Stato, emissioni Tesoro 2015 in calo verso 430 mld

venerdì 17 aprile 2015 11:30
 

di Luca Trogni
    MILANO, 17 aprile (Reuters) - Un totale di circa 430
miliardi di euro. E' questo il livello a cui, in base a calcoli
prudenziali Reuters, potrebbero attestarsi le emissioni di
titoli di Stato italiani nel 2015. 
    In questo modo il Tesoro ridurrebbe i collocamenti di circa
25 miliardi rispetto allo scorso anno, favorito principalmente
da due elementi: un volume di titoli in scadenza di oltre 10
miliardi inferiore a quelli rifinanziati nel 2014 e il
quantitative easing introdotto da Mario Draghi. Gli acquisti di
titoli di Stato da parte della Bce, abbassando i rendimenti sul
mercato, riducono la spesa per interessi che nel Documento di
Economia e Finanza è calata in area 75 miliardi, cinque in meno
rispetto a quanto previsto pochi mesi fa. Non solo, il trend
calante consente di collocare i Btp ampiamente sopra la pari
perchè dotati di cedola superiore ai rendimenti espressi dal
mercato. In questo modo il Tesoro incassa ben di più di quanto
offerto nominalmente e accelera nel proprio percorso di funding.
Ultimi esempi, alle aste di metà aprile, il Btp a sette anni
collocato a 103,09 e il 15 anni venduto a 124,55 rispetto al
prezzo nominale di 100.
    La politica moderatamente espansiva del governo Renzi, anche
se rappresenta un cambiamento di rotta rispetto a quelle più
restrittive degli esecutivi precedenti, non aumenta le esigenze
di finanziamento del Tesoro. La politica economica, infatti, nel
2015 si inquadra in un periodo di crescita, per il momento
attesa, che, per quanto contenuta, peserà positivamente sulle
entrate pubbliche, dal lato della spesa, mentre, alla luce del
ritardo con cui il mercato del lavoro reagisce alla ripresa del
ciclo economico, è invece difficile pensare a una riduzione
delle spese sociali. La sintesi rimane positiva: quest'anno il
fabbisogno statale è atteso sotto i 65 miliardi di euro in calo
rispetto ai 75 dello scorso anno.
    L'altro addendo per definire le esigenze di finanziamento è
costituito dai titoli che il Tesoro dovrà rimborsare. Secondo
l'aggiornamento di fine marzo di Via XX Settembre, il valore dei
titoli da rifinanziare si attesta poco sotto i 360 miliardi, un
valore che si è ridotto grazie ai concambi con cui negli anni
scorsi Maria Cannata ha ricomprato per diversi miliardi titoli
in scadenza nel 2015. A questo vanno aggiunti i poco meno 20
miliardi di Bot a sei mesi che il Tesoro emetterà mensilmente
tra aprile e giugno con scadenza tra ottobre e dicembre. Nel
2014 sono stati 21 miliardi, quest'anno è attesa una riduzione,
ipotizzabile nell'ordine del 10%, per il venir meno della
domanda degli investitori privati visti i tassi vicini a zero.
Andrebbero quindi rifinanziate, oltre al fabbisogno statale di
cassa, emissioni per circa 378 miliardi di euro con un totale
vicino ai 442 miliardi.
    Lo scenario di emissioni sopra la pari assottiglia però
l'ammontare. Lo scorso anno il prezzo medio di collocamento del
Tesoro è stato pari a 102,5. Se si ipotizza anche per il 2015 lo
stesso prezzo medio, le emissioni scendono, in base ai calcoli
Reuters, attorno ai 430 miliardi.
    
    POSSIBILI VARIAZIONI
    Il livello di emissioni del Tesoro potrebbe essere
influenzato da fattori, solo in parte sotto il suo controllo.
    Il primo riguarda le privatizzazioni, attese allo 0,4% del
Pil, i cui proventi sono destinati al fondo di ammortamento del
debito pubblico. Nell'ultima parte dell'anno dovrebbero esserci
6/6,5 miliardi, frutto dell'avvenuta cessione del 5,7% di Enel
 (incasso di 2,2 miliardi) e della privatizzazione di
Poste Italiane attesa in autunno. Il Tesoro, poi, potrà
scegliere se utilizzare le risorse per ridurre le emissioni,
rimborsando titoli in scadenza o invece acquistare titoli sul
secondario.
    Un altro margine di flessibilità è dato dal livello di
liquidità a fine ann del conto di disponibilità del ministero
dell'Economia - oltre 45 miliardi a dicembre 2014 - che può
diminuire, liberando risorse, o aumentare, provocando un rialzo
delle emissioni necessarie.
    Nel campo dei fattori esogeni il primo è costituito dallo
stesso premier Matteo Renzi. Lo scorso anno diede
un'accelerazione al pagamento dei debiti della pubblica
amministrazione che fece rivedere al rialzo il target di
emissioni del Tesoro di circa 20 miliardi. Per il 2015 il Def ha
da poco ridefinito il percorso dei conti pubblici tracciato
dalla legge di Stabilità, ma mutamenti nella linea politica di
Bruxelles piuttosto che dello scenario globale, oggi molto
favorevole, potrebbero avere un impatto.     
    Intanto Via XX Settembre, come da tradizione, si porta
avanti nel suo compito. A oggi ha già emesso quasi 170 miliardi,
poco meno del 40% dei 430 attesi.
    
    (Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02
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