Fondazioni, con protocollo Mef/Acri possibili cessioni quote Intesa, Unicredit

mercoledì 11 marzo 2015 19:58
 

MILANO, 11 marzo (Reuters) - L'efficacia del protocollo definito oggi dal ministero dell'Economia e dall'Acri che prevede che le fondazioni non detengano più di un terzo del totale dell'attivo su una singola banca potrebbe portare, nell'arco di un trienno, alcune fondazioni azioniste di Intesa e UniCredit a dismettere parte delle proprie quote.

In base alle risultanze dei bilanci 2013, gli ultimi disponibili per le fondazioni, tra i soci di UniCredit Fondazione Cariverona, titolare del 3,46%, vede un peso del 49% di questo investimento sul totale. Nessun problema invece per la Fondazione Crt, azionista con il 2,52%, che vede un peso dell'investimento in UniCredit pari al 23%.

Per ciò che riguarda Intesa Sanpaolo, Compagnia San Paolo, primo azionista con il 9,51%, vedeva a fine 2013 un peso del 48% dell'investimento della banca sul totale. Nel luglio scorso l'ente torinese ha abbassato la soglia minima a cui può scendere nel capitale di Intesa al 6,5% dal 7,96%.

A fine 2013 Fondazione Cariparo vedeva un'incidenza della sua quota del 4,45% in Intesa sul totale investito del 64% circa. Tale percentuale si è ridotta al 50-55% con la discesa all'attuale quota del 4,162%. Nessun problema per Fondazione Cariplo, che vede un'incidenza al 19% del suo 4,84% in Intesa sul totale del patrimonio investito.

Secondo il bilancio 2013 gli investimenti dell'Ente Carifirenze nel gruppo Intesa Sanpaolo (oggi ha il 3,25% nella banca e circa il 10% in Carifirenze) pesavano per oltre il 66% sul totale. Per ridurre questa incidenza il Cda dell'ente ha già deliberato la vendita di un pacchetto di azioni Intesa, stabilendo che soltanto il 2,65% resterebbe strategico. Secondo quanto riferito da una fonte a Reuters a metà gennaio scorso, Ente Carifirenze sta studiando l'uscita sia da Intesa Sanpaolo sia da Carifirenze.

Per ciò che riguarda Mps, la fondazione vede un peso della propria partecipazione sull'attivo di bilancio del 12% che salirebbe al 23%, quindi comunque sotto il limite di un terzo, in caso di integrale sottoscrizione del prossimo aumento di capitale da 3 miliardi.

Una fonte ha detto a Reuters che le Fondazioni hanno tempo fino alla fine di maggio per deliberare l'adesione al protocollo. Inoltre, le Fondazioni che hanno attualmente una partecipazione con un valore superiore alla soglia dell'attivo indicata dal protocollo hanno tempo tre o cinque anni per rientrare nei limiti, a seconda che l'investimento sia in una società quotata o non quotata, aggiunge la fonte.

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