26 febbraio 2015 / 15:53 / tra 3 anni

PUNTO 1-Italia, fiducia consumatori sale a massimo da giugno 2002

(Aggiunge commento economista)

MILANO/ROMA, 26 febbraio (Reuters) - A febbraio la fiducia dei consumatori italiani sale ben oltre le attese a 110,9 da 104,4 di gennaio (rivisto da 104), il valore più alto dal giugno 2002, quando raggiunse il livello di 112.

E’ quanto emerge dai dati diffusi dall‘Istat.

La mediana delle stime raccolte da Reuters fra gli analisti indicava una lettura a 104,5, con una forchetta compresa tra 102 e 106.

Nel dettaglio, migliorano la componente personale, a 103,7 da 102,2, e ancor più quella economica, a 130,9 da 111,1.

Riguardo alla situazione economica del Paese, aumentano in maniera decisa i saldi sia dei giudizi (da -101 a -73) che delle aspettative (da -3 a 23).

In forte diminuzione il saldo delle attese sulla disoccupazione, a 10 da 40 del mese precedente.

“Si tratta di un minimo da ben 13 anni. Accanto all‘analogo miglioramento delle intenzioni di assunzione delle imprese e ai segnali visti negli ultimi mesi di ripresa degli occupati, si tratta di una conferma del fatto che il peggio per il mercato del lavoro potrebbe essere alle spalle”, sintetizza Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, riferendosi al saldo delle attese sulla disoccupazione.

Abbinato all‘incremento, superiore alle attese, rilevato dall‘Istat a febbraio per la fiducia delle imprese manifatturiere, il dato “conferma che la crescita in media d‘anno nel 2015 potrebbe essere superiore (stimiamo di circa due decimi) rispetto alla nostra previsione corrente (0,4%)”, spiega Mameli.

A febbraio la fiducia delle imprese manifatturiere è salita a 99,1 dal 97,6 (rivisto da 97,1) di gennaio, tornando così al livello dello scorso luglio.

“L‘economia sta cominciando a beneficiare dell‘impatto dei recenti shock positivi sui mercati finanziari (da energia, cambio e QE). In particolare, il balzo della fiducia delle famiglie segnala una possibile accelerazione delle vendite al dettaglio a inizio 2015 dopo il +0,1% anno su anno di dicembre. In generale, gli indici anticipatori sono coerenti con un ritorno alla crescita per il Pil (di almeno 0,2% t/t) nel trimestre corrente”, aggiunge l‘economista.

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