25 febbraio 2015 / 14:58 / 3 anni fa

Mps, suscita ancora domande via libera ad acquisto Antonveneta

di Stefano Bernabei e Silvia Aloisi

ROMA, 25 febbraio (Reuters) - Il Monte dei Paschi di Siena sperava di diventare uno dei grandi protagonisti della finanza europea quando comprò Antonveneta nel 2007. In realtà quell‘acquisizione segnò l‘inizio di un declino che oggi sta portando questa istituzione antica di 500 anni ad essere messa sul mercato.

Ora Reuters ha trovato evidenza che l‘autorità di vigilanza italiana sapeva dei rischi che celava Antonveneta prima che l‘operazione fosse approvata.

In una ispezione sulla banca del Nord-est del 2006 la Banca d‘Italia mise in luce seri problemi finanziari e di gestione. La relazione ispettiva inviata dalla vigilanza ad Antonveneta nel marzo del 2007, vista da Reuters, ne sintetizza le conclusioni.

Mesi dopo, la Banca d‘Italia approvò l‘operazione anche se con alcune riserve.

La principale riguardava la struttura di un complesso strumento finanziario da un miliardo di euro che il Monte dei Paschi usò tra i mezzi per finanziare l‘acquisizione.

Erano quelli gli anni pre-crisi caratterizzati da una regolazione più soft e in cui le acquisizioni bancarie erano di moda in tutto il mondo.

L‘ispezione, di cui il Monte dei Paschi non conobbe il contenuto prima della chiusura dell‘acquisizione nel maggio del 2008, induce ancora a chiedersi se la Banca d‘Italia avrebbe potuto fare di più per assicurarsi che il Monte dei Paschi avesse la dimensione finanziaria per assorbire l‘acquisizione.

“Chiaramente la Banca d‘Italia ha sovrastimato la forza del Monte dei Paschi di quel tempo” ha detto Nicolas Veron, membro del think tank Bruegel.

Un dirigente della Banca d‘Italia ha detto che la banca centrale ha agito in piena ottemperanza alla normativa vigente. Questa persona, che ha chiesto di non essere menzionata perché è in corso una indagine della magistratura sul caso Monte dei Paschi-Antonveneta, ha sottolineato come la Banca d‘Italia chiese al Monte dei Paschi, prima di approvare l‘operazione, di aumentare il suo capitale per finanziare l‘acquisizione.

“La Banca d‘Italia ha fatto quanto era richiesto, in modo appropriato e puntuale”, ha detto un portavoce della Banca centrale europea, Ronan Sheridan, in una dichiarazione via e-mail.

La questione è oggi rilevante perchè i vecchi problemi di Antonveneta sono una delle ragioni chiave per cui il Monte dei Paschi ha fallito l‘esame della Bce sugli attivi dei principali istituti dell‘area europea condotto lo scorso anno. La banca senese, che dal 2008 ha chiesto 13 miliardi agli azionisti, sta ora cercando di raccogliere fino a 3 miliardi di mezzi freschi prima di trovare un partner per una integrazione.

Più in generale, il tema mette in luce i limiti delle autorità di vigilanza in momenti di grande turbolenza finanziaria.

Prima che la bancarotta di Lehman Brothers nel 2008 rivelasse le azzardate scommesse che le banche prendevano sui mutui immobiliari meno affidabili, i regolatori erano molto meno rigidi nei requisiti di capitale chiesti alle banche. Ora il requisito minimo a livello internazionale è più che triplicato.

Oggi in Europa è la Bce presieduta da Mario Draghi che sta premendo per rafforzare le difese patrimoniali delle banche contro i rischi di future crisi. Draghi era il governatore della Banca d‘Italia nel 2007.

“I regolatori sono sempre un passo indietro rispetto alle banche su cui devono vigilare”, ha detto Mark Williams, un ex dirigente della Federal Reserve americana e ora docente di banche e gestione del rischio alla Boston University.

“Il Monte dei Paschi è stata una dolorosa esperienza personale per Draghi. Ora lui, come ha fatto la Fed negli Stati Uniti, sta agendo in modo deciso sul capitale per prevenire una possibile prossima crisi finanziaria”.

La Bce ha declinato la richiesta di un commento da Draghi.

UN ALTRO MONDO

Draghi divenne governatore della banca centrale italiana nel 2005 con la missione di ricostruire la reputazione del regolatore nazionale.

Il suo predecessore era finito sotto inchiesta e sarebbe poi stato condannato per violazioni di mercato mirate ad ostacolare il tentativo di scalata estera di Antonveneta.

Per incoraggiare le fusioni, Draghi eliminò l‘obbligo di informativa preventiva in caso di acquisizione di una partecipazione di controllo al capitale di una banca nazionale.

Alla fine del 2005 Antonveneta venne acquistata dal gruppo olandese ABN Amro. L‘anno seguente la Banca d‘Italia condusse l’ ispezione sulla banca padovana.

Nel novembre del 2007, Monte dei Paschi annuncia l‘acquisto per 9 miliardi di euro di Antonveneta dalla spagnola Santander, che aveva nel frattempo comprato la banca padovana. Il prezzo era quasi pari alla capitalizzazione della banca senese. Santander aveva pagato per Antonveneta 6,6 miliardi di euro qualche mese prima.

Monte dei Paschi realizzò l‘acquisizione senza negoziare e senza due diligence. Il presidente Giuseppe Mussari avrebbe detto poi al suo consiglio di amministrazione che egli aveva agito rapidamente perchè temeva che Antonveneta potesse essere comprata da altri.

Una due diligence avrebbe probabilmente consentito al Monte dei Paschi di avere accesso all‘ispezione della Banca d‘Italia prima della definitiva chiusura dell‘acquisizione nel maggio del 2008, secondo ex dirigenti del Monte dei Paschi.

Mussari non ha risposto alle richieste di commento su questa storia.

Per poter completare l‘acquisizione, Monte dei Paschi doveva avere l‘approvazione della Banca d‘Italia. La vigilanza non poteva informare la banca senese dell‘ispezione su Antonveneta essendo vincolata al segreto d‘ufficio, secondo una persona che ha familiarità con le procedure regolatorie.

Avvisò comunque formalmente la banca senese dei problemi di qualità del credito e della inefficiente struttura di governo della banca padovana nella lettera del marzo del 2008. In quella lettera di approvazione il regolatore raccomandò alla banca di attenersi al rafforzamento patrimoniale da 6 miliardi di euro. Chiese anche modifiche relative alle modalità contrattuali dello strumento finanziario (Fresh 2008) che era parte dei mezzi di finanziamento dell‘acquisizione.

La banca centrale mise in guardia anche informalmente il Monte dei Paschi.

Un invito a “fare le cose per bene” fu dato a un certo punto da uno dei vertici della vigilanza al management del Monte dei Paschi, secondo gli atti della sua testimonianza acquisita nell‘inchiesta e che Reuters ha potuto vedere.

Dopo quella acquisizione, la natura del Fresh 2008 su cui Banca d‘Italia aveva sollevato dubbi è oggetto di una indagine della magistratura, con l‘accusa che ipotizza il reato di ostacolo all‘attività di vigilanza. Le persone coinvolte nell‘indagine hanno negato ogni addebito.

Mussari e altri ex alti dirigenti della banca sono stati giudicati colpevoli per aver ostacolato l‘attività di vigilanza in una indagine separata che ha riguardato derivati in perdita presi dalla banca tra il 2006 e il 2009.

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