Inchiesta Ubi, banca difende suo operato, per AD nessun "sistema" su deleghe

giovedì 12 febbraio 2015 15:20
 

MILANO, 12 febbraio (Reuters) - Ubi Banca difende la correttezza del proprio operato e auspica che si giunga in tempi rapidi alla conclusione dell'inchiesta della procura di Bergamo sulla governance dell'istituto, nell'ambito della quale ieri la Guardia di Finanza ha effettuato una serie di perquisizioni.

E' quanto si legge in una nota, in cui la banca spiega che continuerà "a collaborare con la miglior sollecitudine con tutte le autorità".

Durante la confence call coi giornalisti, l'AD della banca, Victor Massiah, a proposito delle presunte irregolarità della raccolta deleghe in assemblea ha escluso categoricamente l'esistenza "di un sistema pensato per fare questo".

Ieri la Gdf ha effettuato una serie di perquisizioni in sedi e strutture riferibili a Ubi a Milano, Bergamo e Brescia, nella sede bergamasca della Compagnia delle Opere e in quella della Confiab (Consorzio fidi artigiani Bergamo), come riferito da due fonti a conoscenza del dossier e come emerso da atti consultati da Reuters.

Il filone d'inchiesta, parte dell'indagine complessiva coordinata dal pm bergamasco Fabio Pelosi, è quello aperto originariamente con l'ipotesi di reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza su presunti patti parasociali nell'iter che diede vita a Ubi e che vede indagati da tempo, fra gli altri, alcuni top manager dell'istituto. Ieri si è aggiunta una nuova ipotesi di reato, quella di "influenza indebita sull'assemblea" (articolo 2636 del Codice Civile), riferita all'assemblea del 20 aprile 2013 che rinnovò le cariche del consiglio di sorveglianza di Ubi.

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