11 settembre 2014 / 11:00 / 3 anni fa

PUNTO 2-Visco chiede ampia azione governi Ue su investimenti

* Debolezza domanda è cuore problema scarsa crescita Ue

* Servono investimenti pubblici, privati, nazionali, europei

* In netto calo aspettative su inflazione medio termine

* Politica monetaria può intraprendere ulteriori azioni (aggiunge altre dichiarazioni Visco)

di Giselda Vagnoni e Giulio Piovaccari

ROMA/MILANO, 11 settembre (Reuters) - Per rilanciare l'economia e considerato il marcato calo dell'inflazione la Banca centrale europea ha ulteriori carte da giocare ma serve una più ampia azione di politica economica incentrata sulla domanda.

Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia e membro del consiglio Bce Ignazio Visco sottolineando come la presidenza italiana dell'Unione europea abbia posto il rilancio degli investimenti "in cima alla propria agenda".

"La deludente performance economica dell'Unione europea va oltre precedenti esperienze. Al cuore del problema la debolezza della domanda aggregata, in particolare degli investimenti", si legge nel discorso preparato da Visco per l'Eurofi Financial Forum 2014 di Milano.

"Il ritorno a una crescita sostenuta ed equilibrata richiede una più ampia azione di politica economica incentrata sugli investimenti, privati e pubblici, nazionali ed europei che faccia da ponte tra la domanda di oggi e l'offerta di domani".

Secondo i dati forniti dal governatore, dall'inizio della crisi nell'area dell'euro gli investimenti privati e pubblici sono diminuiti del 20% in termini reali nel periodo 2007-2013, più che nell'Unione europea. In Italia il calo è stato perfino peggiore: oltre il 25% per quelli privati e il 30% per quelli pubblici.

"Accanto alla realizzazione di riforme strutturali specifiche in ogni Paese, che è di importanza vitale, gli investimenti richiedono condizioni di finanziamento favorevoli", ha detto Visco.

Quattro le priorità per creare un ambiente favorevole agli investitori e per migliorare l'accesso al credito: ridurre il costo del capitale, rilanciare le cartolarizzazioni, sviluppare fonti di finanziamento del mercato dei capitali, investire nelle infrastrutture.

Più nello specifico, risorse private potrebbero essere raccolte attraverso gli euro project bond, partnership tra pubblico e privato, fondi infrastrutturali e garanzie pubbliche.

"Mi pare che la presidenza italiana abbia colto abbastanza bene l'esigenza di migliorare le forme di finanziamento degli investimenti non solo attraverso il canale bancario ma attraverso intermediari che vadano oltre le banche", ha detto nel pomeriggio Visco a Sky Tg24.

"La parte nostra è portare il costo del capitale ai livelli più bassi possibili. L'attività di cartolarizzazione che purtroppo è stata effettuata prima della crisi con modalità molto negative, è stata abbandonata ma invece è uno strumento molto utile per il finanziamento".

LA SVOLTA DI DRAGHI

La settimana scorsa Mario Draghi, presidente della Bce anche lui stasera presente all'evento milanese, ha tagliato il costo del denaro a 0,05% e annunciato per ottobre l'avvio di acquisti di titoli asset backed e obbligazioni bancarie garantite.

Secondo Visco se le banche italiane faranno pieno uso dei nuovi finanziamenti a lungo termine mirati (Tltro) messi a disposizione dalla Bce l'impatto positivo sul Pil nazionale potrebbe arrivare allo 0,5%.

E le armi a disposizione di Francoforte non sono finite.

"Se necessario, possono essere intraprese ulteriori azioni di politica monetaria", ha detto il governatore.

La minaccia arriva dal forte rallentamento della dinamica dei prezzi al consumo: "I componenti core [dell'inflazione] si stanno mostrando sempre più sensibili alla prolungata debolezza della domanda interna...Le aspettative di medio termine sull'inflazione sono diminuite in modo significativo".

In un discorso tenuto in agosto Draghi ha segnato una svolta nell'approccio della Bce alla crisi della zona euro, ora più lontano dalla linea del rigore e più vicino alle esigenze della crescita. Draghi ha detto di vedere spazio per politiche a sostegno della domanda che accompagnino l'azione della Bce.

In un'intervista pubblicata domenica Visco è stato ancora più esplicito suggerendo alla Commissione europea di guardare al complesso della politica fiscale europea invece di concentrarsi sui deficit di bilancio di ciascun Paese.

"E' interesse comune che, ferma restando la vigilanza sulla sulla sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici di ciascun paese, l'orientamento di politica fiscale dell'intera area divenga in questa fase più espansivo", ha dichiarato Visco a La Repubblica.

"Proprio perchè manca un bilancio comune, nelle valutazioni sulle politiche di bilancio nazionali la Commissione europea potrebbe tenere in considerazione la situazione del complesso dell'area dell'euro".

Italia e Francia hanno unito le forze per chiedere una interpretazione più flessibile delle regole europee sui conti pubblici per poter far fronte alla più lunga recessione dal dopoguerra.

Ieri Parigi ha annunciato che non riuscirà a portare il deficit sotto la soglia del 3% del Pil prima del 2017, invece del 2015, a causa del peggioramento dell'economia. Sempre ieri l'ex ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici, convinto che l'economia debba essere trainata dalla domanda, è stato nominato commissario Ue per gli Affari economici e monetari sotto la supervisione di due vice presidenti della Commissione, entrambi sostenitori del rigore fiscale.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha già avvertito che il deficit di quest'anno sarà al 2,9% invece del 2,6% precedentemente stimato.

Nel Bollettino mensile pubblicato oggi la Bce scrive che per l'Italia è importante rafforzare la politica di bilancio per garantire soprattutto l'impegno di ridurre il rapporto debito/Pil visto sfiorare a fine anno il 135% del Pil.

"Bisogna crescere di più. La componente di attenzione alla solidità di bilancio è importante, bisogna garantirla, ma ovviamente con tutta la capacità di capire che cosa si finanzia, cioè finanziare gli investimenti e tagliare la spesa corrente", ha detto oggi Visco a margine dei lavori del Forum milanese.

- hanno collaborato Stefano Bernabei da Roma e Elvira Pollina da Milano

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