11 settembre 2014 / 09:30 / 3 anni fa

Eni Nigeria, indagati a Milano AD Descalzi, Scaroni e Bisignani

MILANO, 11 settembre (Reuters) - L'AD di Eni Claudio Descalzi è indagato dalla procura di Milano insieme al suo predecessore Paolo Scaroni nell'ambito di un'inchiesta per presunta corruzione internazionale da parte della società in Nigeria nel 2011.

Lo riferisce una fonte giudiziaria, confermando quanto anticipato stamani dal Corriere della Sera. Anche Eni - ribadendo la correttezza del proprio operato - in una nota conferma che l'AD Descalzi è sotto indagine, insieme al direttore operazioni e tecnologie Roberto Casula.

La fonte aggiunge che nell'inchiesta è indagato in qualità di mediatore anche l'uomo d'affari Luigi Bisignani, già coinvolto nell'indagine sulla cosiddetta P4, di cui parte della documentazione, trasferita a Milano, ha dato nuovo impulso anche all'inchiesta su Eni. Nel periodo dei fatti contestati Scaroni era AD e Descalzi capo della divisione Oil di Eni. Non è stato possibile raggiungere i legali degli interessati per un commento.

Nell'inchiesta, di cui si è avuta notizia a luglio, erano già stati notificati a Eni un avviso di garanzia come persona giuridica in base alla legge 231 sulla responsabilità delle aziende per gli illeciti commessi dal management e una richiesta di esibizione di una serie di atti relativi al "resolution agreement" del 27 aprile 2011 fra Eni e il governo nigeriano per il giacimento petrolifero offshore Opl-245.

Nella nota diffusa oggi, Eni "ribadisce la sua estraneità da qualsiasi condotta illecita", sottolineando di aver stipulato gli accordi per l'acquisizione del blocco "unicamente dal governo nigeriano e dalla società Shell".

"L'intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza è stato eseguito unicamente al governo nigeriano", aggiunge il comunicato, precisando che da alcuni "documenti notificati ieri alla società nell'ambito di un procedimento estero che dispone il sequestro di un conto bancario di una società terza su richiesta della procura di Milano, risultano indagati" Descalzi e Casulo.

Secondo quanto riferito da alcune fonti due mesi fa, nel periodo successivo all'accordo Eni versò un miliardo e 92 milioni di euro su un conto intestato al governo nigeriano presso la banca Jp Morgan Chase di Londra.

Successivamente il governo nigeriano girò il denaro su un conto riferibile a Dan Etete, ex ministro dell'Energia nigeriano ritenuto dalla procura il vero titolare, attraverso prestanomi, della società Malabu che detiene i diritti della concessione petrolifera.

Di questa cifra, circa 800 milioni finirono in Nigeria a Etete e a suoi parenti. Altri 200 milioni sono invece rimasti a Londra, bloccati dalle autorità giudiziarie britanniche, dopo che il mediatore di Etete, Ebeka Obi, gli ha fatto una causa civile a Londra, lamentando di non aver ricevuto dall'ex ministro il pagamento pattuito.

La vicenda è divenuta di dominio pubblico proprio grazie a questa causa civile, i cui atti sono stati trasmessi alla procura di Milano.

Etete per questa vicenda è indagato per riciclaggio dagli inquirenti londinesi, ed è stato condannato sempre per riciclaggio in Francia nel 2007.

La fonte spiega che il tribunale di Londra ha sequestrato in via preventiva a Obi - su richiesta della procura di Milano - un conto da 83 milioni di dollari, mentre nei mesi scorsi altri 110 milioni sono stati sequestrati dalla Svizzera.

Il tribunale di Londra - aggiunge la fonte - avvierà lunedì prossimo un procedimento di convalida, che si articolerà in diverse udienze, anche con la futura partecipazione della procura di Milano, a cui potranno intervenire coloro che ritengono di avere titolo sul denaro sequestrato.

(Emilio Parodi)

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