Spiagge italiane, aperte per la stagione, chiuse alla concorrenza

mercoledì 18 giugno 2014 09:58
 

di Francesca Landini e Stephen Jewkes

MILANO, 18 giugno (Reuters) - Le spiagge italiane sono un affare di famiglia, chiuso alla concorrenza.

La maggior parte degli stabilimenti balneari italiani è da decenni in mano a famiglie che lavorano in concessione e si tramandano l'attività di generazione in generazione.

Il problema non riguarda, però, solo la mancanza di concorrenza. Negli ultimi decenni la conferma degli assegnatari delle concessioni è andata di pari passo con il mancato adeguamento dei canoni, che risultano irrisori per i litorali più ambiti.

I gestori si difendono, dicendo che la micro-impresa familiare è un sistema virtuoso, che mantiene bassi i costi anche per i bagnanti e protegge i litorali.

Chi vuole entrare nel mercato dalla porta principale ha, però, un punto di vista diverso.

"Le concessioni balneari dovrebbero essere date a chi lavora in spiaggia, lavora duro e crea occupazione", dice Flavio Briatore.

L'imprenditore italiano, ex manager di Formula 1, gestisce da oltre 15 anni il beach club "Twiga" in Versilia, ma, nonostante sia un personaggio pubblico, è rimasto fuori dal club dei balneari, i gestori delle spiagge.

Briatore paga circa 250.000 euro all'anno per subaffittare la concessione su cui è allestito il Twiga, uno stabilimento di lusso con ristorante e discoteca.   Continua...