June 18, 2014 / 7:59 AM / 3 years ago

Spiagge italiane, aperte per la stagione, chiuse alla concorrenza

7 IN. DI LETTURA

di Francesca Landini e Stephen Jewkes

MILANO, 18 giugno (Reuters) - Le spiagge italiane sono un affare di famiglia, chiuso alla concorrenza.

La maggior parte degli stabilimenti balneari italiani è da decenni in mano a famiglie che lavorano in concessione e si tramandano l'attività di generazione in generazione.

Il problema non riguarda, però, solo la mancanza di concorrenza. Negli ultimi decenni la conferma degli assegnatari delle concessioni è andata di pari passo con il mancato adeguamento dei canoni, che risultano irrisori per i litorali più ambiti.

I gestori si difendono, dicendo che la micro-impresa familiare è un sistema virtuoso, che mantiene bassi i costi anche per i bagnanti e protegge i litorali.

Chi vuole entrare nel mercato dalla porta principale ha, però, un punto di vista diverso.

"Le concessioni balneari dovrebbero essere date a chi lavora in spiaggia, lavora duro e crea occupazione", dice Flavio Briatore.

L'imprenditore italiano, ex manager di Formula 1, gestisce da oltre 15 anni il beach club "Twiga" in Versilia, ma, nonostante sia un personaggio pubblico, è rimasto fuori dal club dei balneari, i gestori delle spiagge.

Briatore paga circa 250.000 euro all'anno per subaffittare la concessione su cui è allestito il Twiga, uno stabilimento di lusso con ristorante e discoteca.

Un vero affare per il titolare della licenza di questo lembo di costa toscana, visto che, in media, chi possiede il titolo abilitativo versa allo Stato meno di 4.000 euro all'anno.

"Il governo non dovrebbe dare le concessioni a chi specula subaffittando", dice Briatore.

Il mondo delle spiagge offre un interessante spaccato su uno dei problemi strutturali che limitano la crescita italiana: la scarsa concorrenza in molte attività del terziario.

Finora niente e nessuno è riuscito a smuovere le acque, ma un incentivo ad aprire il settore potrebbe arrivare dall'esterno.

La gestione blindata delle spiagge, infatti, ha suscitato la reazione dell'Europa, che nel 2008 ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia. Roma ha ottenuto la chiusura della procedura nel 2012 promettendo modifiche pro-concorrenza che sono state attuate solo parzialmente.

In aggiunta, il Parlamento ha prorogato la durata delle concessioni prima al 2015, poi al 2020, con una legge che non ha ancora ricevuto l'ok ufficiale della Commissione europea.

Il rischio di una nuova procedura, se non saranno messi a gara i rinnovi delle 28.000 concessioni, sembra aver spinto i politici ad agire.

Solo Briciole

Norme europee a parte, il governo guidato da Matteo Renzi avrebbe un motivo tutto nazionale per mettere mano alla regolamentazione delle concessioni.

In gioco ci sono, infatti, molti soldi.

Gli stabilimenti balneari generano ricavi per quasi 10 miliardi all'anno secondo Angelo Bonelli, leader dei Verdi. E allo Stato vanno le briciole: i dati del Demanio mostrano un incasso annuo intorno ai 100 milioni di euro dai canoni delle concessioni balneari.

"In Italia le spiagge non sono mai state date in concessione con gare a evidenza pubblica, ma solo tramite trattativa privata... si è creata una vera e propria casta", dice Bonelli.

Ammette che qualcosa non va il sottosegretario al Tesoro in quota Pd, Pier Paolo Baretta: "Per lo Stato esiste un problema di valorizzazione del patrimonio, le concessioni balneari non danno allo Stato introiti adeguati al loro valore reale".

Per evitare un nuovo braccio di ferro con l'Europa, il governo ha promesso di riformare il sistema delle concessioni entro il prossimo autunno, ma chiede in cambio a Bruxelles di non toccare il settore fino al 2020.

Di Padre in Figlio

La gestione delle spiagge non è stata sempre un buon affare. Danilo Piraccini gestisce una cooperativa che opera nel settore e ricorda che suo padre - un povero pescatore - ottenne una concessione dopo la seconda guerra mondiale. Ai tempi lo Stato chiedeva ai titolari solo di mantenere pulita la spiaggia, nient'altro.

È durante gli anni '60, con il boom economico, che il settore esplode. Piraccini dice che suo padre nel 1957 aveva un solo cliente. Oggi lo stesso tratto di spiaggia a Milano Marittina, vicino Rimini, attira 200 famiglie ogni mese.

Come Piraccini, che ha ereditato dal padre, migliaia di famiglie si sono tramandate la licenza per decenni.

Mario Pelucchi, esperto di Nomisma che ha appena redatto uno studio sul business nella riviera romagnola, spiega che le gestioni balneari sono molto frammentate con il 90% che fa capo a imprese familiari.

Il dilemma del governo ora è come aprire il settore e raccogliere un gettito adeguato, introducendo un sistema di concessioni più trasparente per le piccole imprese che hanno investito e protetto il litorale e spingendo ai margini, invece, quelle che speculano su una rendita di posizione.

"Presenteremo presto una proposta di riforma per avere il placet dell'Europa sul 2020", spiega Baretta, ex sindacalista della Cisl che ben conosce le istanze dei balneari del Veneto, la sua regione d'origine.

"Le gare per le concessioni sono inevitabili," dice ancora il sottosegretario, aggiungendo, però, che bisogna tenere in debita considerazione le famiglie che hanno investito sugli stabilimenti per così tanti anni. Baretta è favorevole all'allungamento delle concessioni rispetto al sistema attuale, che prevede una durata di sei anni e un rinnovo per altri sei.

Nonostante le rassicurazioni del sottosegretario, i gestori si preparano a dare battaglia.

"Va bene l'allungamento delle concessioni, ma per noi non è accettabile dover passare la mano in caso di mancato rinnovo della concessione", dice Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, che è contrario alle aste anche nel caso in cui lo Stato prevedesse un indennizzo per gli investimenti realizzati dal concessionario uscente.

L'assetto attuale, dice Licordari, impedisce che i litorali finiscano nelle mani delle grandi catene alberghiere, che hanno poco rispetto per le tradizioni. Le gare rischiano di scardinare un sistema che si è tramandato di padre in figlio per decenni.

"Alcuni miei colleghi non hanno mandato i figli all'Università per insegnare loro il mestiere. Ora, con le gare, rischiano di restare senza un lavoro", sostiene Licordari.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below