3 aprile 2014 / 17:53 / 3 anni fa

Finmeccanica, pm attacca in aula parte civile India

* Nel mirino al processo atti mai arrivati da New Delhi

* Il pm: forse costituzione parte civile India è equivoco

* Citate lettere Orsi ad allora premier Monti e ministro Grilli

* Intercettazione Haschke: non proveranno mai corruzione

BUSTO ARSIZIO, 3 aprile (Reuters) - Al processo di Busto Arsizio sulle presunte tangenti per l‘appalto dei 12 elicotteri di AgustaWestland (azienda di Finmeccanica ) all‘India si è materializzata oggi - caso rarissimo in un‘aula di tribunale italiana - una frattura fra procura e una delle parti civili, quella indiana, che normalmente starebbero dalla stessa parte.

E’ appena terminata la lunga audizione dell‘ultimo teste dell‘accusa, il maresciallo dei carabinieri del Noe che ha condotto l‘inchiesta, e l‘udienza si avvia alla fine.

L‘avvocato che rappresenta la parte civile del ministero della Difesa indiano sta spiegando al Tribunale perché New Delhi non abbia ancora mandato gli atti integrali della gara d‘appalto, chiesti da accusa e difesa, e alla fine dichiara che “noi non stiamo con una parte o con l‘altra, siamo solo interessati alla verità”.

E’ la frase che fa scattare come una molla dai banchi dell‘accusa il pm Eugenio Fusco, in un confronto inedito fra le parti. “Bisogna uscire da questo equivoco - sbotta il magistrato -. Come si può dire che la parte civile non ha un interesse di parte? Nel nostro ordinamento ci si costituisce per chiedere un risarcimento, ci si costituisce e si deve supportare la pubblica accusa. Forse l‘equivoco sta proprio nella costituzione di parte civile da parte del ministero indiano”.

E sulla rogatoria finora non evasa: “E’ inaccettabile... Io ho chiesto tutto - continua Fusco -. Questi atti sono stati mandati al Cbi (gli investigatori anticorruzione indiani, ndr) dal ministero indiano il 1 aprile 2013, un anno fa, e qui ancora non ci sono. E invece la parte civile e il Cbi hanno avuto accesso alle carte della procura di Busto dal giorno in cui è stato deciso il processo immediato... ho detto che a questo punto non voglio più questi documenti, non perché non li voglio, ma perché non li voglio ‘a babbo morto’”.

“E’ una situazione kafkiana”, conclude.

Qualche minuto prima il legale della parte civile indiana, l‘avvocato Gianluca Grossi, aveva detto ai giudici che, per l‘annunciato invio degli atti della gara d‘appalto, c‘erano difficoltà legate al fatto che quelle carte sono in mano al Cbi - sotto il controllo del ministero dell‘Interno - e quindi il ministero della Difesa dovrebbe chiederli a quel dicastero, e alcuni atti potrebbero essere coperti da vincolo di riservatezza.

Avvicinato dai giornalisti al termine dell‘udienza, l‘avvocato Grossi non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

LETTERE DAL CARCERE PER MONTI ED ECHI INDIANI

L‘India è eccheggiata spesso nell‘aula del Tribunale durante la deposizione del maresciallo Giuseppe Di Venere dei carabinieri del Noe, che ha ricostruito il quadro d‘insieme dell‘indagine.

Come quando il pm Fusco ha chiesto al maresciallo di leggere il bigliettino che era stato trovato nell‘infermeria del carcere di Busto Arsizio in cui era ricoverato l‘ex Ad di Finmeccanica Giseppe Orsi (imputato con l‘ex Ad di AgustaWestland Bruno Spagnolini in questo processo) dopo il suo arresto il 12 febbraio 2013.

“Chiamare [l‘allora presidente del Consiglio Mario] Monti o ambasciatore Terracciano a nome mio per chiedergli di chiamare il primo ministro [indiano Manmohan] Singh”, il testo del biglietto.

“Questo nome ci dà lo spunto per cercare un filo conduttore - ha dichiarato il maresciallo - e lo troviamo in una lettera che Michell (il britannico Christian Michell, a capo di uno dei due gruppi di consulenti attraverso i quali secondo l‘accusa sarebbero arrivate le tangenti ai funzionari indiani, ndr), invia a Peter Hewlett, capo delle negoziazioni in India per le società di Michell, in cui si dice in sostanza che la signora Sonia Gandhi è interessata ai nuovi elicotteri e quindi bisogna che l‘ambasciatore britannico (hig commissioner nel testo) si rivolga (target nel testo) ai ”key advisors“ della signora, e cita fra gli altri Singh e Ahmed Patel”, segretario politico di Gandhi.

Il pm Fusco a questo punto, riproietta in aula l‘ormai noto foglietto attribuito a Michell in cui vengono indicate cifre (6 milioni, 8,4 milioni) vicino a sigle (burocracy, politics, air force), oggetto di una precedente udienza, e anche la sigla AP.

“Da ricerche su Internet abbiamo appreso che in India con AP si intende pacificamente Ahmed Patel”, ha dichiarato in aula il maresciallo Di Venere. Il pm Fusco ha però tenuto a precisare che oggetto di indagine in India, e presunto terminale in questo processo italiano, c‘è solo e soltanto l‘ex capo di stato maggiore Sashi Tiagy, cugino dei fratelli Tiagy, soci di Guido Ralph Haschke, l‘altro consulente al centro della vicenda, che ha recentemente chiesto il patteggiamento.

Le difese di Orsi e Spagnolini sostengono invece che la sigla AP non stia affatto per il politico indiano.

Per quel che riguarda il bigliettino nell‘infermeria del carcere di Busto, l‘avvocato Maria Novella Galantini, che col professor Ennio Amodio assiste Orsi, ha annunciato di poter produrre una lettera scritta dal carcere dal suo cliente all‘allora premier Monti perché spiegasse al primo ministro indiano Singh, che il suo arresto era solo una misura cautelare e non una condanna definitiva e quindi non c‘era necessità di annullare il contratto degli elicotteri.

LE INTERCETTAZIONI DI HASCHKE

La deposizione dell‘investigatore è stata l‘occasione di tirare le fila di una lunga serie di atti, intercettazioni, sequestri, documenti e descrizioni del contesto, fra gli altri l‘incontro a Torino fra Orsi e il vipresidente del Csm Michele Vietti, due lettere a Monti e una all‘allora ministro dell‘Economia Vittorio Grilli.

Ci si è poi soffermati nell‘ascolto in aula di una conversazione intercettata nell‘auto di Haschke fra quest‘ultimo e il suo socio svizzero Carlo Gerosa, all‘indomani delle notizie di stampa sull‘inchiesta in corso.

“Non potrà mai essere provata la corruzione - si sente dire la voce di Haschke - July (uno dei tre fratelli Tiagy suoi soci) non rischia niente perché lui prende tutti i soldi in contanti... Se non c‘è neanche il cadavere... Qui non c‘è né il corrotto né il corruttore e quindi... Devono dimostrare che li ho presi io 10 milioni... Prima devono fare una rogatoria su Tunisia e poi magari fra 10 anni... Tutt‘al più possiamo dire che abbiamo sperperato i soldi, ma non abbiamo pagato nessuno. Li abbiamo spesi in champagne e ballerine”.

Il maresciallo ha quindi precisato che dai conti delle società del consulente sono stati movimentati in contanti circa 18 milioni di euro.

A proposito dei suoi documenti riservati, Haschke dice poi all‘amico che “la documentazione Agustawestland... ho dato tutto a mia mamma”.

Il 23 aprile 2012, gli investigatori eseguono perciò una perquisizione a casa della madre di Haschke, ha ricordato il maresciallo. E il pm ha mostrato una foto del consulente che, dopo aver accusato un malore durante l‘accertamento, si stende su un letto con le coperte fino al pavimento. Proprio scostanto la coperta, gli inquirenti hanno trovato sotto il letto l‘ormai famosa valigia di documenti.

Conclusi i testi d‘accusa, la prossima udienza, l‘11 aprile, sarà un appuntamento “tecnico” in cui i giudici dovranno sciogliere la riserva sulla rogatoria dall‘India per la gara d‘appalto (cioè se richiederla, aspettarla oppure rinunciarci) e stabilire il resto del calendario del processo

(Emilio Parodi)

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