1 aprile 2014 / 13:33 / tra 3 anni

PUNTO 3-Italia, disoccupazione sale a 13%, nuovo picco dal 1977

* Per analisti erosione occupati, effetto della recessione, proseguirà per tutto sem1

* Picco tasso disoccupazione potrebbe non essere stato ancora raggiunto

* Renzi: ripresa non sufficiente, avanti con riforme, possiamo tornare sotto 10%

* In un anno incrementi più alti solo a Cipro e in Grecia (aggiorna con nuove dichiarazioni Renzi da Londra)

di Elvira Pollina

MILANO/ROMA, 1 aprile (Reuters) - Ancora una puntata al rialzo per il tasso di disoccupazione in Italia, che a febbraio è salito al 13%, il valore più alto dall‘inizio del 1977, a segnalare come la lenta ripresa su cui si sta incamminando l‘economia non riesca ancora ad assorbire l‘emorragia di posti, effetto di un biennio di recessione.

Da Londra il presidente del Consiglio Matteo Renzi, definisce “sconvolgente” il nuovo dato, definendo “non sufficienti” i “segnali di ripresa dell‘economia italiana” e sottolineando la necessità di “correre sulle riforme”.

Vogliamo tornare sotto il 10%. Ci arriveremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni. E’ un obiettivo che possiamo raggiungere”, ha aggiunto poi nel corso di una conferenza stampa al termine di un colloquio con il premier britannico David Cameron.

A detta degli analisti, e dello stesso ministro del Lavoro Giuliano Poletti, però, il 2014 sarà con buona probabilità un anno ancora molto difficile per il mercato del lavoro italiano.

“Il lieve aumento registrato a febbraio è sostanzialmente legato alla diminuzione degli occupati”, spiega l‘economista di UniCredit Loredana Federico, riferendosi alla riduzione dello 0,2% su base mensile, per un totale di 39.000 posti in meno.

Un‘analisi condivisa da Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma: “Questa dinamica indica che la ripresa non si è ancora tradotta in quel rafforzamento dei flussi di entrata necessario per compensare i processi di uscita, che proseguono con l‘esaurirsi degli strumenti di protezione del posto di lavoro messi in campo nella recessione”, come cassa integrazione straordinaria e in deroga.

“E‘un fenomeno che proseguirà per tutto il primo semestre, quindi il picco della disoccupazione potrebbe non essere ancora raggiunto”, prosegue Federico.

Nelle attese raccolte da Reuters tra gli economisti il tasso di disoccupazione, che era all‘8% nel giugno 2011, quando l‘Italia finì nel vortice della crisi debitoria della zona euro, e iniziò un duro percorso di risanmento dei conti, sarebbe dovuto rimanere stabile al 12,9%, livello segnato a gennaio, e che rappresentava il precedente picco dal 1977.

E se Istat precisa che la puntata al rialzo è legata più che altro ad arrotondamenti e che a livello congiunturale la situazione è rimasta pressocchè invariata, il quadro resta a comunque a tinte fosche, se si considera che in termini assoluti il numero dei disoccupati è aumentato di 272 mila unità a quota 3,3 milioni in un anno e nello stesso periodo si è assistito ad un incremento di 1,1 punti percentuali del tasso di disoccupazione.

Peggio nella zona euro, dove il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all‘11,9%, hanno fatto Cipro, dove l‘incremento è stato di 2 punti percentuali in un anno (14,7% a febbraio), e la Grecia, che a dicembre aveva un tasso di disoccupazione del 27,5%, 1,2 punti percentuali più alto rispetto a dodici mesi prima.

La Grecia, che continua ad essere il Paese con la percentuale dei senza lavoro più alta in Europa, precede la Spagna, dove il tasso è al 25,6%.

Tornando all‘Italia, resta particolarmente grave la situazione per i giovani: nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni la quota dei disoccupati sul totale dei senza lavoro o in cerca è pari al 42,3%, appena sotto il picco dal 1977 al 42,4% registrato a gennaio. Dall‘estate del 2011, il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di oltre 14 punti percentuali.

Secondo un‘indagine Coldiretti/Ixe’ il 51% dei giovani italiani si dice pronto a lasciare l‘Italia, dopo aver cercato invano lavoro, ricevendo una media di venti porte in faccia nell‘arco di un anno.

RIPRESA EMBRIONALE

Tutto questo mentre il governo si appresta a rivedere al ribasso la stima del Pil per l‘anno in corso, portandola intorno allo 0,8% dall‘1,1%, avvicinandola alle proiezione per una crescita dello 0,6% di Ue, Fmi e Ocse.

Un segno positivo che arriva dopo un biennio di recessione, e un 2013 che ha segnato nei mesi finali un debole ritorno alla crescita, ma nella media d‘anno ha registrato un tonfo del Pil dell‘1,8%.

“Nella migliore delle ipotesi, visto che una assai modesta ripresa del Pil è iniziata solo a partire dal quarto trimestre del 2013, si potrebbe avere una marginale discesa della disoccupazione solo nella seconda metà dell‘anno”, commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

Sempre questa settimana alla Camera partiranno le audizioni sul decreto legge lavoro, firmato dal ministro Giuliano Poletti, che allunga fino a 36 mesi la possibilità per le imprese di prorogare un contratto a termine, senza causale, e semplifica lì apprendistato, ammorbidendo alcune rigidità introdotte dalla riforma Fornero.

Un testo che ha trovato l‘approvazione di Cisl e Confindustria ma che deve fronteggiare le critiche della minoranza Pd e della Cgil, preoccupate di non alimentare ulteriormente la precarietà.

Precarietà contro cui sabato scorso ha lanciato un inatteso monito lo stesso governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che ha sottolineato come “rapporti di lavoro più stabili possano stimolare l‘accumulazione di capitale umano”, e in ultima istanza rafforzerebbero la dinamica della produttività.

“E’ vero che la linea tra un aumento della precarietà e della flessibilità è sottile, e non ritengo preoccupante il dibattito che si sta sviluppando. Di fondo, l‘impianto di una riduzione delle rigidità in entrata dovrebbe essere confermato, e va nella direzione auspicata”, commenta Federico.

Parallelamente il governo continua a lavorare su un pacchetto complessivo di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, il cosiddetto Jobs Act, che come pilastri dovrebbe avere un contratto a tutele crescenti, e la riforma degli ammortizzatori sociali.

- ha collaborato Antonella Cinelli

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