31 marzo 2014 / 14:23 / tra 3 anni

Private equity Italia, torna segno più in 2013, soffre ancora raccolta

MILANO, 31 marzo (Reuters) - Il 2013 ha registrato una ripresa dell‘attività dell‘industria del private equity in Italia.

Secondo i dati resi noti nel corso del convegno annuale da Aifi, l‘associazione di categoria, l‘anno scorso gli investimenti sono saliti del 6,2% in termini di controvalore, a 3,430 miliardi di euro, e del 5,4% in numero (368 deal), mentre i disinvestimenti sono balzati del 23,2%, a 1,933 miliardi.

La nota dolente è rappresentata dalla raccolta, calata del 34,2%, a 623 milioni.

L‘analisi di Aifi, condotta in collaborazione con PwC-Transaction Services, evidenzia che la flessione della raccolta riguarda quella effettuata sul mercato, mentre la raccolta totale, comprendente l‘attività del Fondo Strategico Italiano (Fsi), segna un progresso del 198,8%, a 4,047 miliardi.

Gli operatori che nel 2013 hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 11 rispetto ai 15 del 2012.

Guardando alla tipologia degli investimenti, bene i buyout (+4% in termini di controvalore, a 2,151 miliardi). Marginali le operazioni di turnaround (appena 3 milioni). In flessione l‘early stage (-39,5%, a 81 milioni), mentre sono stabili le operazioni di sviluppo (-1,3%, a 914 milioni). Infine, boom dei deal di replacement: +213,6%, a 281 milioni.

Dal punto di vista geografico, bene Sud e Isole: 100 operazioni, in crescita del 47,1%.

A livello di settore, il comparto dei servizi non finanziari guida il mercato, con 48 operazioni, seguito da beni e servizi industriali dal ramo computer related (36 deal a testa).

Al 31 dicembre scorso, il portafoglio al costo degli operatori di private equity operanti in Italia ammontava a 21,765 miliardi. Al netto degli operatori internazionali e degli investitori captive, il commitment disponibile per investimenti era pari a 8,039 miliardi.

Per quanto riguarda il rendimento, secondo l‘analisi di Kpmg Corporate Finance, l‘Irr netto aggregato del mercato domestico, nell‘orizzonte dei dieci anni, nel 2013 si è attestato al 6,6%, in crescita rispetto al 4,6% dell‘anno precedente.

“I dati confermano il buon momento del settore”, ha commentato Anna Gervasoni, direttore generale Aifi. “La diminuzione di operazioni di write off e il contemporaneo rafforzamento della percentuale del numero di Ipo, ancorché con sole due operazioni, denota che i fondi stanno lavorando bene e il mercato glielo riconosce. La realizzazione di disinvestimenti aiuta il ciclo di raccolta, ma per dare un‘accelerata finale serva un maggior coinvolgimento degli investitori istituzionali italiani, soprattutto, fondi pensione e assicurazioni, e il consolidamento e il rafforzamento della raccolta tra gli operatori internazionali, che può derivare da un complessivo quadro di maggiore stabilità”.

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