Procura Firenze indaga su capitali Aleotti per ingresso in Mps

venerdì 28 marzo 2014 11:37
 

FIRENZE, 28 marzo (Reuters) - La Procura di Firenze ha aperto un'inchiesta ipotizzando che la famiglia Aleotti abbia utilizzato denaro di provenienza illecita per acquistare, due anni fa, il 4% del capitale di banca Mps.

Lo riferiscono due fonti a diretta conoscenza della situazione.

La famiglia Aleotti è proprietaria della farmaceutica Menarini e oggi è ancora azionista di Mps con un residuo 1,034% dopo aver venduto circa il 3% della partecipazione il 5 marzo sfruttando un'impennata di oltre il 19% del titolo, in una seduta su cui ha acceso un faro la Consob.

L'ipotesi degli inquirenti fiorentini è che il denaro impiegato dalla famiglia Aleotti per entrare nel 2012 nel capitale di banca Mps sia parte dei 1.200 milioni di euro che sarebbero stati accumulati con una truffa sui principi attivi dei farmaci.

L'ipotesi di reato attribuita dai magistrati fiorentini alla famiglia Aleotti, è il "reimpiego di danaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie", cioè un caso specifico di riciclaggio, secondo quanto spiega una delle fonti.

Nell'ambito delle indagini per il procedimento principale a carico della famiglia Aleotti, nel 2011 la procura dispose un maxi sequestro di 1.200 milioni di euro, successivamente restituito alla disponibilità della famiglia dal Riesame, sequestrato ancora una volta dai magistrati nel giro di poche settimane e poi definitivamente annullato dalla Cassazione.

Parte di questi soldi, secondo i magistrati, sarebbe rientrata in Italia attraverso una operazione di "scudo fiscale" e depositata presso banca Ubs: da qui la famiglia Aleotti avrebbe attinto i 178 milioni necessari per comprare le azioni di Mps.

Proprio il fatto che si tratti di capitali scudati, secondo la difesa, ne garantirebbe la liceità e quindi priverebbe di sostanza la tesi accusatoria. Al contrario i magistrati ritengono che anche queste somme siano il risultato di un'operazione illecita, appunto la ricordata truffa sui farmaci, per la quale il processo è ancora in corso.

"Siamo dispiaciuti ed amareggiati. Il nostro investimento in Mps è avvenuto per supportare con la nostra visione industriale la terza banca italiana, fortemente legata al territorio toscano dove abbiamo la nostra testa e il nostro cuore e al cui rilancio teniamo particolarmente. E' stata un'operazione totalmente alla luce del sole, comunicata ufficialmente alla Consob e agli organi di stampa", ha dichiarato la famiglia Aleotti in una nota.

Il processo per la truffa sui principi attivi dei farmaci è attualmente sospeso a causa delle gravi condizioni di salute del patron Alberto Aleotti, mentre si è aperto il 24 marzo scorso il dibattimento del processo per riciclaggio e frode fiscale a carico dei figli Lucia e Alberto Giovanni. La prossima udienza è in programma per il 5 maggio.

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