South Stream, indotto da 3,6 mld, Italia e Russia sempre più legate

giovedì 27 marzo 2014 13:02
 

MILANO, 27 marzo (Reuters) - Il gasdotto South Stream è un progetto necessario per l'Europa e, a maggior ragione, per l'Italia che, al momento sta generando un giro d'affari intorno ai 3,6 miliardi di euro per le aziende destinato ad aumentare.

E' quanto sostiene Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia, nonché presidente dell'associazione 'Conoscere Eurasia' che ha, oggi, riunito in un seminario a Milano imprenditori italiani e russi. Il convegno giunge in un momento particolarmente difficile nella relazioni fra Occidente e Russia a seguito della crisi ucraina e conseguente annessione della Crimea da parte della Russia. Eppure, da questo osservatorio, i venti di crisi e le possibile sanzioni verso il gigante russo sembrano non avere alcun impatto. "Finora non l'hanno avuto e speriamo che non ci siano nel futuro", ha sottolineato Fallico riferendosi alle ipotesi di sanzioni "e comunque farebbero peggio a noi che fare danno ai russi".

Secondo l'ambasciatore d'Italia a Mosca, Cesare Ragaglini, "l'Italia con la Russia ha sempre avuto un approccio di lungo periodo. L'Italia non ha mai abbandonato la Russia anche nei periodi di grandi crisi, per questo credo che la Russia sia grata all'Italia".

A dimostrare il legame fra i due Paesi ci sono i dati dell'interscambio cresciuto del 9% nel 2013 alla cifra record di 30,8 miliardi di euro e "nei primi tre mesi del 2014 è salito del 10%", sottolinea l'esponente di Banca Intesa. Sempre l'anno scorso, il solo export italiano è stato pari a 10,8 miliardi (+8,2%).

Alla base dell'interscambio, ovviamente, la forte dipendenza dell'Italia dalle risorse naturali russe, come il gas, mentre in direzione opposta l'export riguarda moda, arredamento e agroalimentare. E il tema gas mette al centro Gazprom e Eni: "Fra queste due aziende ci sono contratti take or pay a lungo termine per un valore di 23 miliardi che vanno avanti. Non abbiamo avuto problemi di approvvigionamenti durante la guerra fredda, figuriamoci adesso".

Quanto alla realizzazione di South Stream - l'infrastruttura che importando il gas dalla Russia via Balcani eviterebbe la strozzatura del passaggio attraverso l'Ucraina - non può non andare avanti. Dice Fallico: "South Stream è un progetto necessario perché il consumo di gas andrà ad aumentare e non riesco a immaginare perché dovremmo farci del male".

"Al momento questo progetto sta generando un giro d'affari di 3,6 miliardi di euro destinato ad aumentare: due miliardi sono la commessa a Saipem per realizzare la prima linea del gasdotto sottomarino e il resto coinvolge piccole e medie imprese italiane" sostiene Fallico.

Il tutto nonostante la prudenza mostrata dal numero uno di Eni, Paolo Scaroni, che ha di recente parlato di futuro "piuutosto fosco" per la realizzazione del gasdotto alla luce del fatto che deve ancora ottenere le autorizzazioni dei Paesi che dovrà attraversare. Il consorzio che costruirà South Stream è controllata al 50% da Gazprom, al 20% da Eni e al 15% ciascuno da Edf e Basf.

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