Bce, Weidmann apre la porta a quantitative easing

martedì 25 marzo 2014 16:50
 

FRANCOFORTE, 25 marzo (Reuters) - La Banca centrale europea potrebbe acquistare debiti e altri asset dalle banche per supportare l'economia della zona euro. Lo ha detto la Bundesbank, segnando un radicale ammorbidimento delle sue posizioni su questo tipo di politica monetaria.

La Bce ha tagliato i tassi di interesse a livelli record e ha promesso di mantenerli bassi per diverso tempo dopo aver già inondato di liquidità il sistema bancario con finanziamenti a basso costo. L'economia dell'area euro resta però debole e l'inflazione è incollata molto al di sotto dei target della banca centrale europea.

In questo contesto, dove ferve la ricerca di misure alternative, il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann ha detto che la Bce potrebbe considerare l'acquisto di bond governativi della zona euro o asset privati con rating elevati, aprendo la porta a una delle opzioni più dibattute all'interno della Bce, il cosiddetto "quantitative easing" (QE).

"Naturalmente qualsiasi asset pubblico o privato che dovessimo comprare, dovrebbe rispettare certi standard qualitativi", ha detto Weidmann, che è membro del consiglio direttivo della Bce, in un'intervista a MNI.

"La questione di fondo, però, è quella dell'efficacia, dei costi e degli effetti collaterali. Stiamo al momento discutendo dell'efficacia di queste misure. E gli effetti desiderati devono essere soppesati con i costi e i possibili effetti collaterali", ha aggiunto.

Al momento non è necessario intervenire, ha sottolineato Weidmann, ma se la prospettiva dell'inflazione non dovesse cambiare, la Bce potrebbe intervenire per preservare la stabilità dei prezzi, più probabilmente con un altro taglio dei tassi; l'ipotesi del QE è per ora più teorica, ha detto.

L'aspetto cui guarda la Bce è il rischio di deflazione e uno dei punti sotto osservazione è il tasso di cambio dell'euro.

Tra gli "scenari ipotetici" citati da Wiedmann c'è anche la possibilità di tassi di deposito negativi, ma si dibatte sul fatto - dice - che questo abbia l'effetto di indurre le banche a prestare soldi alle aziende e alle famiglie invece che lasciarli in deposito alla Bce.

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