14 febbraio 2014 / 12:32 / tra 4 anni

PUNTO 1-Italia torna a crescere in trim4 ma resta indietro

* Torna segno più dopo due anni di recessione

* Crescita inferiore rispetto a Francia e Germania ma anche a Spagna e Portogallo

* Per economisti nuova fase politica positiva solo se arriveranno riforme

di Elvira Pollina e Antonella Cinelli

ROMA/MILANO, 14 febbraio (Reuters) - L‘economia italiana è tornata a crescere marginalmente nell‘ultima parte dell‘anno, confermandosi tuttavia meno performante rispetto a quelle dei principali partner della zona euro, i cui dati hanno messo in evidenza una ripresa più convinta.

Secondo i numeri preliminari diffusi stamane da Istat, il Pil italiano, stabilizzatosi nel terzo trimestre dopo due anni ininterrotti di recessione, nel quarto ha messo a segno una crescita congiunturale dello 0,1%, in linea con le stime degli economisti.

“Era importante vedere un recupero, anche se modesto, e c‘è stato”, commenta Raffaella Tenconi, economista di Bank of America Merril Lynch.

Su base tendenziale, il calo del Pil si è ridotto a -0,8%, dato anch‘esso in linea alle stime, da -1,9% del trimestre precedente.

In termini di media annua, nel 2013 il Pil corretto per gli effetti di calendario è diminuito dell‘1,9%, dopo la contrazione del 2,5% registrata nel 2012. Il dato è sostanzialmente in linea con la previsione del ministro Fabrizio Saccomanni di un Pil non destagionalizzato in calo dell‘1,8%.

In assenza dei dettagli sulle componenti, che saranno disponibili solo con i numeri definitivi, gli economisti concordano nel conferire all‘export il ruolo di fattore principale ai fini della crescita, mentre la domanda interna, pur stabilizzatasi, resta sotto tono.

“I consumi interni, a nostro avviso, si sono stabilizzati a bassi livelli ma l‘Italia appare comunque sulla strada di una ripresa export-led”, aggiunge Tenconi.

Secondo Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, il segno positivo sui consumi non si vedrà prima della fine del 2014.

Del resto, secondo gli ultimi numeri Istat, relativi al dicembre, il tasso di disoccupazione al 12,7%, pur avendo registrato il primo calo in sei mesi, resta ai massimi dalla fine degli anni Settanta.

Nel 2013, i posti di lavoro persi sono stati circa 424.000, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di 4,2 punti percentuali al 41,6%.

ANCHE LISBONA E MADRID FANNO MEGLIO

La ripresa si sta manifestando in termini più modesti non solo rispetto ai principali partner europei, ma anche di altre economie della zona euro duramente colpite dalla crisi, e che hanno visto precipitare la domanda interna.

I dati relativi a Germania e Francia hanno evidenziato nel quarto trimestre una crescita rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3% congiunturale. La lettura è risultata in entrambi i casi di un decimo superiore al consensus.

Nello stesso periodo la Spagna è cresciuta dello 0,3%, il Portogallo dello 0,5%.

Il ritardo dell‘Italia, secondo gli analisti, è in buona parte legato alla timidezza con cui i governi succedutisi in questi anni, hanno affrontato il tema delle riforme per migliorare la competività strutturale del Paese, mentre la scarso margine di manovra sul bilancio, costretto dai vincoli europei sul disavanzo e da due anni di crisi, ha penalizzato gli investimenti.

Secondo le stime di Ocse e Fmi l‘economia italiana quest‘anno dovrebbe crescere dello 0,6%, mentre le attese del ministero dell‘Economia prevedono una crescita di un punto percentuale.

“Per l‘Italia nel 2014 più che il tasso di crescita in sé, da cui non ci si può aspettare nulla di esaltante in termini numerici, sara importante capire se verranno gettate le basi per un rilancio, in termini di riforme per migliorare la competitività, cui devono unirsi misure per stimolare l‘economia, pur sapendo che le risorse a disposizione sono limitate”, osserva Tenconi.

EFFETTO RENZI SOLO SE CI SARANNO RIFORME

I numeri del Pil arrivano proprio quando, dopo appena dieci mesi, si appresta a concludersi l‘esperienza del governo di Enrico Letta, cui subentrerà un nuovo esecutivo sostenuto dalla stessa maggioranza, ma guidato da Matteo Renzi, destinato, nella volontà del segretario dem, a durare fino al 2018.

La nuova fase politica è stata accolta in maniera benevola sui mercati finanziari, che hanno reagito con un restringimento dello spread Btp/Bund e con un rialzo della Borsa di Milano. Quanto alla possibilità che la nuova esperienza possa effettivamente dare un contributo al miglioramento dello scenario economico, il giudizio è più cauto.

“Vedremo effetti positivi se il nuovo governo avrà la capacità di implementare le riforme strutturali”, sottolinea Giada Giani, economista di Citi. Se così sarà, osserva Tenconi, probabilmente sarà possibile negoziare con i partner europei limiti meno stringenti sul deficit.

- hanno collaborato Irene Chiappisi e Sara Rossi

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