6 febbraio 2014 / 14:28 / tra 4 anni

Alitalia test per strategia Etihad, nodo debito e sindacati

* Attesa richiesta forti tagli costi

* Strategia Etihad diversa da rivali Golfo

di Victoria Bryan e Agnieszka Flak

FRANCOFORTE/MILANO, 6 febbraio (Reuters) - L‘investimento in Alitalia sarebbe per Etihad il più consistente finora in un vettore europeo, e comporterebbe una serie di questioni spinose che altri potenziali investitori come Air France-Klm non sono stati in grado di risolvere.

L‘accordo, secondo fonti vicine al dossier, comporterebbe l‘acquisto da parte di Etihad di un pacchetto del 40% in Alitalia per 300 milioni di euro.

Etihad ha detto che farà l‘accordo solo se l‘investimento si rivelerà utile al suo network e solo se Alitalia sarà in grado di realizzare un piano credibile per tornare al profitto e creare sinergie.

“Qualunque questione che possa impedire di arrivare a un business plan appropriato dovrà essere risolta per assicurare che il piano possa essere realizzato per portare Alitalia a una profittabilità sostenibile”, hanno spiegato domenica le due compagnie.

Alitalia offre l‘accesso al quarto mercato europeo per i viaggi e trasporta 25 milioni di passeggeri all‘anno. Ma il vettore perde 700.000 euro al giorno e ha un debito netto che supera gli 800 milioni di euro.

La compagnia di bandiera italiana ha completato a dicembre un aumento di capitale da 300 milioni di euro che secondo gli analisti le permetterà di continuare a volare per sei mesi.

Mentre il governo italiano si è detto ottimista su un possibile accordo, gli analisti sostengono che non sia affatto certo e si aspettano negoziati difficili nelle prossime settimane su debito e tagli dei costi.

Etihad vorrà essere sicura che né la politica né i sindacati possano ostacolare una strategia congiunta in futuro.

“Etihad non vuole avere niente a che fare con i sindacati italiani e si assicurerà che venga trovato un accordo con le rappresentanze dei lavoratori prima di entrare”, ha detto Andrea Giuricin, Ad di Tra Consulting.

Le interferenze della politica nella vicenda di Alitalia, che Roma considera un asset strategico nazionale, hanno rappresentato un ostacolo importante in passato nei negoziati tra il vettore e possibili investitori stranieri.

Ma vista la situazione, dicono gli analisti, la compagnia di bandiera e in ultima analisi l‘Italia potrebbero dover negoziare alle condizioni di Etihad.

“Se i colloqui con Etihad si interrompono, non vedo alternative al fallimento di Alitalia”, commenta Carlo Stagnaro, capo ricerche del think-tank Istituto Bruno Leoni.

Intanto le rivali Easyjet e Ryanair stanno sfruttando la debolezza di Alitalia per espandersi nella Penisola e rendereo più difficili le cose a potenziali investitori.

La competizione sulle rotte a breve raggio significa che Etihad si concentrerà sul lungo raggio, se dovesse investire nel vettore italiano.

“Non possono vincere la battaglia del point to point con Ryanair e Easyjet”, dice Donal O‘Neill, analista di Goodbody Stockbrokers.

SCOSSONE ALLE ALLEANZE

Certamente la prospettiva di un investimento di Etihad in Alitalia sta creando nervosismo. La Lufthansa si è mostrata fortemente contraria all‘accordo e ha chiesto l‘intervento della Commissione europea.

La strategia di partecipazioni azionarie di Etihad e il suo code share con Air France-Klm mettono in dubbio il futuro delle tradizionali alleanze tra compagnie aeree - Star Alliance, OneWorld e SkyTeam, raggruppamenti che l‘Ad di Etihad James Hogan ha descritto come “fratturati”.

“Il ruolo che le alleanze avranno in futuro non è chiaro, ma sembra un business model non destinato a durare nella forma attuale”, ha spiegato a Reuters Tanja Wielgoss, partner con base a Berlino della società di consulenza At Kearney. “Vediamo una tendenza a concentrarsi maggiormente sulla crescita organica o tramite acquisizioni”.

Gli analisti dicono anche che il rafforzarsi dei legami tra Etihad e Air France-Klm o tra la proprietaria di British Airways Iag e Qatar, potrebbe spingere Emirates a ripensare la propria strategia di stand alone.

“Cinque anni fa questa gente non si sarebbe neppure guardata in faccia”, dice O‘Neill di Goodbody. “Penso che sia Emirates che Lufthansa capiranno che se vogliono davvero crescere in Nord America e Asia sudorientale, dove sono rispettivamente deboli, allora devono trovare forme di collaborazione”.

TEST PER STRATEGIA COMPAGNIA ABU DHABI

L‘investimento in Alitalia potrebbe rappresentare il test più importante per la strategia della compagnia di Abu Dhabi di acquisire pacchetti azionari in linee aeree in difficoltà per espandersi.

La collezione di Etihad di quote di minoranza in linee aeree va dalle Seychelles all‘Irlanda passando per l‘Australia, ed è iniziata con l‘acquisizione di quasi il 30% di Air Berlin a fine 2011.

Quella che Etihad definisce “airline equity alliance” differisce dalla strategia delle rivali regionali più grandi come Emirates che va da sola e Qatar Airways, che con una mossa a sorpresa lo scorso anno ha stretto un‘alleanza con OneWorld per aumentare la copertura del proprio network.

Non potendo contare su un grosso mercato interno, per riempire gli aerei le linee aree del Golfo hanno bisogno di alimentare il traffico di passeggeri da altri paesi attraverso i loro hub.

Etihad, che ha ispirato la ristrutturazione e il taglio dei posti di lavoro di Air Berlin e Air Serbia, attraverso le partecipazioni azionarie e i code share ha dirottato molti passeggeri dagli aerei dei partner al suo hub di Abu Dhabi evitando i costi che avrebbe comportato essere membro di una delle tradizionali alleanze.

“Dalle linee aeree in cui hanno investito vediamo una espansione regionale in Europa e Asia-Pacifico, che dà loro accesso a Paesi molto popolosi, che porta un maggior flusso di passeggeri”, dice a Reuters Nadeja Popova, analista di Euromonitor.

Nel 2013 la pratica del code share di Etihad con altri vettori e partner azionari ha portato 1,8 milioni di passeggeri sui voli della compagnia di Abu Dhabi, contribuendo a un aumento del 16% del totale passeggeri a quasi 12 milioni.

Ma la strategia di Etihad non convince tutti: “Trovo difficile capire cosa cercano di fare”, dice l‘analista James Halstead, managing partner della britannica Aviation Strategy, aggiungendo che Etihad avrebbe potuto accordarsi per il code share senza dover acquistare pacchetti azionari.

“Forse è una mossa brillante di James Hogan. Vorrei dargli il beneficio del dubbio”.

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