February 3, 2014 / 7:00 PM / 3 years ago

PUNTO 1-Banche, 30 pb benefici rivalutazione capitale Bankitalia da 2015 - Visco

6 IN. DI LETTURA

* Il governatore risponde alle critiche del Movimento 5 Stelle

* "Nessun regalo alle banche con fondi pubblici" - Visco

* Bankitalia non acquista quote in eccesso prima di 3 anni (Aggiunge altre dichiarazioni, contesto)

di Giselda Vagnoni

ROMA, 3 febbraio (Reuters) - Dalla rivalutazione del capitale della Banca d'Italia ci potrà essere per gli istituti che partecipano all'esercizio della Bce un beneficio medio di circa 30 punti base a partire dal 2015, qualora venisse rimosso il filtro prudenziale dell'Istituto di via Nazionale.

Lo ha detto il governatore Ignazio Visco in una conferenza stampa precisando che le quote in eccesso rispetto al limite del 3% al possesso azionario non saranno acquistate da Bankitalia prima della fine del periodo transitorio di 3 anni.

"Il beneficio ci sarà per le banche, ma non si tratta di una grande disponibilità", ha detto Visco commentando il decreto approvato in via definitiva dal Parlamento la scorsa settimana.

"L'aumento del patrimonio cosiddetto di 'miglior qualità' sarebbe di circa 40 punti base per la media delle banche partecipanti oggi al capitale; di circa 30 punti base per le 15 banche che partecipano all'esercizio Bce", ha aggiunto il governatore.

Oltre che limitato, il beneficio non sarà automatico: "Non ci sarà nessun effetto quest'anno. Dal prossimo anno queste quote mobilizzabili potranno essere utilizzate come patrimonio di vigilanza, ma per fare questo ci devono essere le condizioni per rimuovere il filtro prudenziale".

Secondo calcoli degli analisti, Intesa SanPaolo e Unicredit potrebbero incassare fino a 3,5 miliardi di euro dalla vendita delle loro partecipazioni nel capitale di via Nazionale eccedenti il limite del 3%, rispettivamente pari al 39 e al 19%.

Il governatore ha chiarito che è improbabile che sia la stessa Banca d'Italia ad acquistare le quote eccedenti a meno di casi eccezionali e che se questo avvenisse sarebbe per poi rivenderle a un prezzo non inferiore a quello pagato.

"E' molto probabile che ci siano dei compratori. Noi, comunque, non compriamo niente prima dei tre anni. Non ci sarà particolare esigenza a intervenire a meno di forti turbolenze. In quel caso noi possiamo svolgere una funzione di dealer e intermediare meglio", ha spiegato Visco.

Il decreto legge sulla rivalutazione del capitale della Banca d'Italia a 7,5 miliardi dai 159.000 euro fissati negli anni Trenta è stato approvato in via definitiva mercoledì scorso tra le proteste furiose del Movimento 5 Stelle che ha accusato il governo di fare un regalo alle banche utilizzando soldi pubblici.

"Nè lo Stato nè i contribuenti sborsano alcunché per questa riforma", ha sottolineato Visco.

"I 7,5 miliardi della rivalutazione sono già nel bilancio della Banca d'Italia. Erano iscritti come fondi di riserva, ora entrano nel capitale sociale e servono a delimitare i diritti dei partecipanti. Il patrimonio della Banca, capitale più riserve, resta inalterato".

La riforma è stata anche criticata per essere stata attuata attraverso un provvedimento di urgenza ma su questo Visco non ha voluto fare commenti limitandosi ad osservare che è stata una scelta politica.

L'oro Appartiene Alla Banca D'italia Non Agli Azionisti

Il governatore ha respinto l'idea che il decreto, messo a punto dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, ex direttore generale della Banca d'Italia sia da collegarsi all'avvio dell'esercizio della Bce sulla trasparenza degli attivi bancari.

"E' capitato in concomitanza con l'Aqr ma non ha niente a che fare con questo".

Quello che era giusto fare, secondo Visco era rispondere alla domande delle banche circa il valore delle loro partecipazioni alla vigilia di un test importante come quello.

"I diritti ci sono, sono di natura finanziaria e dovevano essere quantificati", ha detto il governatore.

Dal punto di vista di via Nazionale il pregio del decreto è quello di chiarire la governance della banca centrale e la natura dei diritti dei partecipanti al capitale.

"Lo scopo primario della legge per noi era risolvere un inestetismo presente nell'assetto proprietario", ha detto il direttore generale Salvatore Rossi riferendosi al fatto che gli istituti di credito azionisti negli anni da pubblici erano diventati privati e si erano concentrati.

Ponendo il limite del 3% la legge trasforma la Banca d'Italia in una public company ad azionariato diffuso.

"Si mette così fine con le osservazioni di quanti dicevano che la Banca d'Italia non era indipendente dalle banche", ha aggiunto Visco.

Il secondo pregio della riforma per via Nazionale è che chiarisce come i diritti in capo agli azionisti siano da riferire esclusivamente alla partecipazione agli utili e non alla proprietà delle riserve, comprese quelle auree.

"Il vecchio Statuto della Banca aveva stabilito uno strano meccanismo sulla remunerazione che legava i dividendi al totale delle riserve", ha detto Rossi.

Ma le riserve nel patrimonio della Banca si accumulano anno dopo anno grazie ai proventi dell'attività classica di una banca centrale, il "battere moneta". In quanto derivanti da una tipica attività di interesse pubblico queste riserve, così come le altre poste patrimoniali presenti nei conti della Banca d'Italia incluso l'oro, non sono di proprietà dei partecipanti, i quali possono vantare diritti solo in relazione al capitale in senso stretto della banca.

"Questo viene chiarito con la riforma", ha aggiunto Rossi.

La legge mette fine anche alla possibilità contemplata nel vecchio statuto che i dividendi per i partecipanti, essendo fissati come quota delle riserve, potessero crescere indefinitivamente in cifra nominale al crescere delle stesse.

Con la riforma, i dividendi sono ora una quota non superiore al 6% del capitale in senso stretto, il quale è espresso in 7,5 miliardi e quindi non potranno eccedere i 450 milioni.

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