29 gennaio 2014 / 10:09 / 4 anni fa

Electrolux, oggi tavolo per evitare chiusura. L'eterno nodo del cuneo fiscale

di Francesca Piscioneri

ROMA, 29 gennaio (Reuters) - E’ stato uno dei leit motiv del governo di Enrico Letta, ma il taglio del cuneo fiscale, inserito nella legge di Stabilità, non è evidentemente percepito dalle imprese.

La somma delle imposte che gravano sul costo del lavoro italiano resta eccessiva e non consente di competere nemmeno con l‘est Europa, sostengono le aziende come la svedese Electrolux che, per restare in Italia, ha presentato un piano che prevede una drastica riduzione dei salari. In alternativa, la chiusura.

I sindacati giudicano irricevibile la proposta e indicono scioperi nelle fabbriche, mentre oggi parte l‘ennesimo tavolo al Mise su una crisi industriale - di vertenze aperte al ministero ce ne sono 159, secondo recenti dati Cisl - per tentare di evitare il peggio.

“Oggi chiederemo al governo di evitare la chiusura delle fabbriche in Italia e di agire in tal senso dal punto di vista fiscale”, ha detto stamani il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

“Fare il confronto con esperienze di questo tipo in Europa non regge, perché, per esempio, come nel caso Wolkswagen in Germania, riguardano realtà con retribuzioni molto più alte rispetto a quelle nostrane. Qui da noi i salari sono talmente bassi che le decurtazioni previste non permetterebbero di vivere”, aggiunge il sindacalista.

ITALIA NON COMPETITIVA NEMMENO CON USA E GB

Secondo stime Ocse di ottobre, in Italia il cuneo fiscale è pari al 47,6% nel 2012 per un single senza figli, contro il 35,6% della media generale. Tra il 2000 e il 2012 il cuneo, ossia la somma delle imposte che pesano sia sul datore di lavoro che dei lavoratori, è aumentato dello 0,5% passando dal 47,1 al 47,6% mentre nella media Ocse è diminuito nello stesso periodo dell‘1,1%.

“E’ dal 2008 che Electrolux fa riorganizzazioni ed è passata da 8.000 dipendenti ai 5.000 addetti, mentre lo stabilimento di Porcia è sceso da 2.000 a 1.100 lavoratori”, conclude Palombella.

Di avviso opposto il responsabile dei siti europei della multinazionale degli elettrodomestici, Ernesto Ferrario, che al Sole24Ore ha detto: “A noi serve tagliare in misura strutturale il costo del lavoro: quello medio varia da 20 a 25 euro e con gli automatismi contrattuali si arriva a 27. Il quadruplo della Polonia”.

Secondo il manager però, l‘Italia non è competitiva nemmeno con Usa o Gran Bretagna: “Negli Stati Uniti hanno creato delle zone economiche speciali dove il salario orario è di 15 dollari l‘ora. E grazie a questo hanno fatto rientrare intere produzioni dalla Cina. Ma anche in Spagna si è tagliato il costo del lavoro del 15% e persino nel Regno Unito è inferiore all‘Italia”.

Il governo nella legge di Stabilità ha tagliato il costo del lavoro per poco più di 2,5 miliardi nel 2014 e di circa 3 miliardi sia nel 2015, sia nel 2016.

Per il 2014 le maggiori detrazioni assicurano ai lavoratori un beneficio massimo di 226 euro con un reddito lordo annuo di 15.000 euro, meno di 18 euro al mese con tredici mensilità.

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