28 gennaio 2014 / 07:03 / 4 anni fa

Italia proceda in ulteriori riforme strutturali mercato lavoro - Fmi

* Contratto con protezioni crescenti in base ad anzianità

* Ridurre aliquote per donne che portano secondo stipendio

* Maggiore operatività per deroga da contratti nazionali

* Differenziazione regionale stipendi pubblici

MILANO, 28 gennaio (Reuters) - C‘è spazio in Italia per ulteriori riforme strutturali del mercato del lavoro che permettano in particolare di ridurre il dualismo, incrementare la partecipazione, specialmente per giovani e donne, creando un migliore allineamento tra salari e produttività.

Lo dice il Fondo monetario internazionale nel rapporto su ‘Lavoro e crescita in Europa’ pubblicato questa mattina, in cui si sottolinea anche l‘urgenza per paesi come l‘Italia di procedere a un aggiustamento della composizione del Pil che favorisca i settori in grado di assicurare export e crescita per il futuro, a scapito di quelli predominanti prima della crisi, come l‘edilizia.

Secondo l‘analisi del Fondo il mercato del lavoro nazionale potrebbe beneficiare dell‘introduzione di un contratto aperto, più flessibile per i nuovi assunti, in cui la protezione aumenti gradualmente di pari passo con l‘anzianità.

“Questo tipo di contratto faciliterebbe inoltre l‘occupazione di giovani lavoratori” scrive il Fmi, che aggiunge: “per favorire l‘incremento della partecipazione femminile sarebbe necessario ridurre le aliquote marginali effettive per le persone sposate che portano in famiglia un secondo stipendio”.

Il Fondo prosegue spiegando che “dovrebbe essere reso più operativo l‘accordo tra le parti sociali per permettere deroghe dai contratti nazionali”, mentre “una maggiore differenziazione degli stipendi pubblici tra le diverse regioni sosterrebbe la flessibilità salariale e l‘occupazione, specialmente al sud”.

IN MOLTI PAESI RISPOSTA INADEGUATA PRIMA DI CRISI FINAZIARIA

Nella pubblicazione odierna il Fmi compie un‘analisi delle ultime riforme che hanno interessato il mercato del lavoro - ovvero le leggi Treu del 1997, Biagi del 2003 e Fornero del 2012 - giudicandole sostanzialmente parziali e incomplete, pur riconoscendone alcuni effetti positivi.

La legge Treu, si legge, non è riuscita a eliminare le rigidità ma ha causato una proliferazione dei contratti temporanei, sprovvisti di protezione sociale, e un aumento del dualismo di genere, regionale e tra lavoratori qualificati e non. La legge Biagi ha generato un ulteriore incremento del dualismo, con un‘occupazione giovanile stagnante o in diminuzione e un aumento del lavoro precario tra i giovani da meno del 20% del totale nel 1997 a quasi il 50% nel 2011.

La legge Fornero non ha invece affrontato il cuore della questione della flessibilità e i temi della partecipazione femminile e dell‘impiego nel settore pubblico: al momento è ancora presto per valutare l‘impatto complessivo della riforma - sottolinea il Fmi - mentre gli effetti di breve su occupazione e crescita saranno modesti se non negativi.

Sulla base di queste valutazioni (e di altre analoghe sulle riforme adottate altrove in Europa) il Fondo arriva a concludere che l‘andamento particolarmente negativo dell‘occupazione in molte economie europee, specie dell‘area periferica, deriva in parte dalla risposte inadeguate agli shock verificatisi prima della crisi finanziaria.

Alcuni Paesi “specie nell‘area periferica, hanno portato avanti riforme parziali e incomplete, probabilmente limitate dalle realtà politiche e dal potere degli attori interni. Parzialmente mascherate dagli alti livelli di crescita pre-crisi, le contraddizioni interne sono esplose con un drammatico aumento della disoccupazione, specialmente quella giovanile, allorché la crisi si è materializzata” scrive il Fmi.

Il Fondo spiega inoltre che nel lungo periodo il ritardo nelle riforme strutturali rallenta il processo di crescita e di aggiustamento.

“La necessità di favorire un aggiustamento della composizione dell‘output - che si allontani dai settori pre-crisi come quello delle costruzioni, che ha beneficiato di boom instabili, verso quelli che possono sostenere l‘export e la crescita futura - è più urgente in paesi come Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna” afferma il Fmi.

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