Processo Finmeccanica, fiduciario Kamoun: Haschke voleva che svuotassi i conti

giovedì 23 gennaio 2014 15:27
 

BUSTO ARSIZIO, Varese, 23 gennaio (Reuters) - Al processo in corso a Busto Arsizio in cui l'ex AD di Finmeccanica Giuseppe Orsi e l'AD di AgustaWestland Bruno Spagnolini sono imputati di corruzione internazionale per le presunte tangenti per l'appalto degli elicotteri all'India, stamane il fiduciario tunisino Hedi Kamoun ha ricordato come nel febbraio 2013, dopo gli arresti, il consulente italoamericano Guido Ralph Haschke gli chiese di svuotare i conti della sua società e fargli avere il denaro.

Kamoun, interrogato a lungo dalle parti, si è descritto come un semplice fiduciario, una sorta di "passacarte" della società Ids Tunisia, di proprietà di Haschke e dello svizzero Guido Gerosa, azienda titolare del contratto di consulenza ingegneristica con AgustaWestland in relazione all'appalto indiano da 560 milioni di euro.

A una domanda del pm Eugenio Fusco, Kamoun ha rievocato come alla fine del febbraio 2013, dopo la notizia degli arresti per l'affaire indiano (Haschke e Gerosa erano fra i destinatari della misura) si trovava a Dubai, e lì venne rintracciato al telefono da Haschke, che gli chiese di incontrare un suo amico avvocato che lavorara a Dubai.

"Ero contento, perché avevo letto i giornali e speravo che qualcuno mi spiegasse cosa stava succedendo", ha dichiarato in aula Kamoun, che risulta indagato in un'inchiesta della procura di Milano per presunta evasione fiscale insieme al sondaggista Renato Mannheimer.

"Questo avvocato, che si è presentato col nome di "Jean" mi ha raggiunto nel mio albergo e ho capito che il suo unico obiettivo era sapere quante soldi avevo sul conto Ids Tunisia e come fare per farli uscire dal conto e farli avere a Haschke che ne aveva bisogno", ha dichiarato.

"Mi propose di tornare in Tunisia e andare nel mio studio e mi disse che mi avrebbe mandato una fattura via fax da Dubai. Io avrei dovuto fare il bonifico e poi tornare a Dubai dove lui mi avrebbe dato la mia parte", ha precisato il fiduciario tunisino, aggiungendo di non essersi presentato all'incontro del giorno dopo di avergli detto "che non volevo avere niente a che fare con lui".

"Quei soldi, due milioni di euro, sono rimasti sul conto - ha continuato - Io volevo metterli a disposizione della Procura, ma sono stati bloccati dalla Banca Centrale tunisina".

Al termine dell'interrogatorio, ha destato un certo stupore in aula la sua dichiarazione secondo la quale Gerosa - che secondo quanto è emerso al processo aveva rapporti di amicizia fraterna decennali con la famiglia di imprenditori indiani Tiagy, suoi soci con Haschke - negò di aver mai conosciuto il cugino dei suoi soci, Sashi Tiagy, ex capo di stato maggiore indiano, ritenuto dall'accusa il terminale delle presunte tangenti.

"Io non sapevo che i tre Tiagy avessero un cugino capo di stato maggiore. Lo appresi dalla stampa dopo la notizia dell'inchiesta - ha dichiarato Kamoun - Non volevo più avere rapporti con Haschke, ma Gerosa mi chiamò e io gli chiesi conto di queste notizie. Lui mi disse che non sapeva chi fosse Sashi Tiagy. Balbettava. Diceva che non sapeva chi fosse".   Continua...