Kazakistan, Kashagan rischia di diventare incubo burocratico

giovedì 2 gennaio 2014 12:05
 

LONDRA/MILANO, 2 gennaio (Reuters) - Il giacimento petrolifero Kashagan, la cui produzione è sospesa a causa di perdite nei tubi, è alle prese con un "incubo" burocratico che potrebbe mettere in difficoltà gli ingegneri che tentano di far ripartire la produzione commerciale nel 2014.

A causa delle dimensioni e della complessità del più grande e costoso progetto petrolifero, i sette partner del consorzio hanno abbandonato il tradizionale modello che vede un ruolo di comando e controllo per un singolo operatore mentre gli altri offrono sostegno e condivisione sui rischi, i costi e i premi.

Inizialmente il consorzio, che include ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Total e la società pubblica kazaka KazMunaiGas, ha affidato a Eni , uno dei partner minori, la gestione della costruzione e delle consegne nel 2001-2002. Nel 2008-2009 hanno però rivisto questa decisione dopo anni di rinvii e di aumenti dei costi, optando per una responsabilità di tipo collettivo.

Questo ha creato qualche problema e ulteriori grattacapi per manager e ingegneri.

"E' un po' un incubo a dire il vero", spiega una fonte di settore a conoscenza del progetto. "Ora è un comitato dopo l'altro. Ogni società ha un suo auditing interno, delle procedure autorizzative, una propria gestione del personale e della comunicazione. Ogni singolo passo deve essere visto con tutti gli altri. E' come se non ci fosse un Ceo ma il board si riunisse ogni giorno", dice una seconda fonte.

L'obiettivo del progetto del Mar Caspio punta a dar vita alla scoperta del più grande giacimento delle ultime decadi con una produzione massima di 1,66 milioni di barili al giorno. Finora il Kashagan è costato 50 miliardi di dollari, cinque volte le stime iniziali e i suoi 13 anni di vita sono una storia soprattutto di rinvii.

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